26 gennaio 2021

Cultura

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04.12.2020

LA VITA È ADESSO... PER DUE

In teoria in comune hanno poco. Uno viene dalla capitale e incarna la canzone, l’altro è il rocker di provincia per eccellenza. Si può accostare «questo piccolo grande amore» a «una vita da mediano»? Eppure. Claudio Baglioni e Luciano Ligabue pubblicano oggi due dei dischi più attesi dell’anno in Italia. Non dividono un’ampia fetta di fan, ma i punti di contatto non mancano e si evidenziano anche in questi ultimi album, progetti certo diversi (l’uno più proteso in avanti, l’altro più rivolto alle puntate precedenti), ma ugualmente ambiziosi. DA UNA PARTE Baglioni si è scrollato di dosso l’etichetta di «quella sua maglietta fina»: è riconosciuto come uno dei maggiori autori di musica popolare, le sue canzoni sono ricche senza risultare complesse, orecchiabili eppure strutturatissime. Dall’altra Ligabue non fa più colazione solo con «lambrusco e popcorn»: nel suo menù, brani cucinati con numerose collaborazioni e relative aperture. La più consolidata - e luminosa - con Elisa. Entrambi non sono solo musicisti: Ligabue scrive e dirige film di successo (uno in particolare, «Radio Freccia», si è impresso nella memoria collettiva); Baglioni è diventato un volto televisivo fra i più familiari, sdoganato da Fabio Fazio ai tempi di «Anima mia» a dispetto dei luoghi comuni che lo volevano serioso; tutt’altro, e l’ha dimostrato nei Festival di Sanremo che ha condotto invitando, fra gli ospiti, proprio Ligabue. Il romano Claudio e l’emiliano Liga («seconda volta all’Ariston in 30 anni» per rispondere alla chiamata) hanno anche duettato cantando «Dio è morto» in onore di Francesco Guccini. Il pop e il rock che rendono omaggio al cantautorato: chi l’avrebbe mai immaginato negli anni ’70? Per fortuna, fra tanti svantaggi, il tempo ha portato la caduta di steccati che resistevano al di là di ogni logica. Artistica e non solo. •

Gian Paolo Laffranchi
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