27 gennaio 2021

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14.01.2021 Tags: Libri

«La vita immaginata» di Giovanni Peli

Lo scrittore, cantautore, librettista e poeta Giovanni Peli
Lo scrittore, cantautore, librettista e poeta Giovanni Peli

Un titolo fortemente emblematico, che rimanda alla condizione di sospensione alla quale la pandemia ci ha obbligati: esce «La vita immaginata», nuovo libro tra poesia e prosa di Giovanni Peli, prolifico e inarrestabile scrittore, poeta, cantautore, librettista bresciano che ha deciso di inaugurare il suo 2021 con un nuovo volume nato durante l’emergenza sanitaria. «Vero, il lockdown è la cornice, anche se non posso definirlo propriamente un libro sul lockdown – racconta l’autore -. Il progetto del resto è nato a ottobre del 2019 ma il grosso l’ho scritto dalla primavera fino al luglio 2020, nel pieno dell’emergenza Covid». IL RISULTATO è qualcosa in cui Giovanni Peli si riconosce pienamente. «Senza dubbio - conferma il diretto interessato - è un’opera molto corporea che riflette una compenetrazione costante e continua tra tutto quello che faccio: per esempio ho da poco pubblicato sul mio profilo Facebook un nuovo pezzo blues, intitolato “Di buono ha solo la ferocia”, che ha per testo uno scarto di questo libro. Ci sono riferimenti anche a “Il Tessitore“, il componimento alla base del lavoro tra spoken word e musica che ho realizzato con Emanuele Maniscalco, uscito quest’estate: il testo in effetti in una prima versione faceva parte del libro, poi ho cambiato idea e ho deciso di utilizzarlo per questo esperimento musicale». Non mancano nemmeno riferimenti al recente romanzo distopico «Sulla soglia», scritto a quattro mani con Stefano Tevini e pubblicato a settembre: una storia raccontata in un futuro da brividi, una specie di dittatura al contrario, con il politicamente corretto portato agli estremi, alimentazione vegan bio per tutti ed eutanasia obbligatoria a 64 anni. «Sì - concorda Peli -: certamente alcune cose rimandano alle stesse atmosfere, ma “La vita immaginata” è anche un discorso sulle origini, l’identità, sul nostro futuro». Ma come immagina Peli la vita che ci attende nell’era post-Covid? Il suo è un tentativo di prendere atto di una situazione difficile, senza minimizzare né ingigantire quanto stiamo vivendo dal giorno in cui il virus è entrato di prepotenza nella nostra quotidianità. Una convivenza a lungo termine i cui effetti sono ancora tutti da osservare, da indagare e soprattutto da comprendere. «SINCERAMENTE - dice Peli - sono portato a ridimensionare le cose, forse per spirito di sopravvivenza. Non riesco a immaginarmi come un reduce. Da un punto di vista economico e didattico certo il colpo è stato forte, ma sul fronte più prettamente sociale secondo me non ne abbiamo risentito più di tanto: anche se potrebbe essere che il periodo abbia peggiorato delle criticità psicologiche preesistenti, come del resto ha accelerato situazioni già in atto come la comunicazione a distanza, anche artistica. Certo la speranza è che questo periodo non duri anni e non si aggiungano ulteriori traumi o sorprese particolarmente brutte». «La vita immaginata» (pubblicato da Lamantica, casa editrice fondata dallo stesso Peli nel 2015 con la traduttrice Federica Cremaschi) riflette su tutto questo e anche di più. Descrivendo, come si legge nella postfazione a firma di Massimo Morasso, «la condizione psicologica di uno stato d’eccezione connesso in radice con un dramma essenzialmente politico». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Claudio Andrizzi
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