20 gennaio 2021

Cultura

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12.01.2021

Largo Formentone, lo spazio ed il sogno

Uno spazio cittadino da valorizzare nel cuore della città
Uno spazio cittadino da valorizzare nel cuore della città

All’inizio le intenzioni erano buone. Le condizioni igieniche di Brescia, a metà ’800, versavano in un pessimo stato. Il colera, le febbri tifoidi e la tisi mietevano un altissimo numero di vittime. Tullio Bonizzardi, il grande medico igienista che impegnò tutte le sue energie per rendere più salubre la vita dei suoi concittadini, parlando dei quartieri più miserabili di Brescia, ne denunciava il degrado: «Sono quivi addossate le une alle altre le più luride casipole: non aria, non luce: sì umidità, muffa, marciume, e ogni più fetida immondizia; son tane e cloache più presto che case». La città aveva bisogno di fogne, di acquedotti, di bagni pubblici, di aria pulita e per facilitare la circolazione dell’aria servivano le demolizioni. Bisognava abbattere gli isolati più degradati, demolire le mura che stringevano le case in una morsa, fare spazio. Si cominciò a demolire negli anni Sessanta dell’800 e si proseguì fino agli anni Trenta del ’900, quando si affermò l’idea che la modernità doveva portare quartieri sventrati, strade larghe, edifici monumentali isolati dal loro contesto, nuovi palazzi simbolo del potere dello Stato. A lacerare il tessuto urbano vennero infine i bombardamenti. Dopo la guerra si iniziò a pensare di colmare i vuoti e riutilizzare gli spazi. Ma non fu facile. In particolare non si riuscì mai a decidere cosa fare di quel grande spazio che sta dietro la Loggia e porta il nome di largo Formentone, ma è conosciuto anche con quello più antico e popolare di Piazza Rovetta. MOLTE SONO state le proposte a partire dal primo progetto di Antonio Tagliaferri, datato 1878, passando per le più recenti di Leonardo Benevolo e di Giorgio Lombardi, per giungere fino all’affresco decorativo di Adriano Grasso Caprioli. Ora a cimentarsi con quel «vuoto» è Carlo Pagani, ingegnere con cinquant’anni di importante carriera di progettista alle spalle e una vena artistica che ci ha voluto rivelare solo nel 2019 con la mostra all’Aab di una serie di suoi splendidi disegni ad inchiostro e acquerello. Il progetto, che è stato pubblicato in un agile volumetto edito da Bams, non è nato su commissione, ma gli viene da un atto di amore per la città e dalla necessità di confrontarsi con la sua storia. Pagani prevede la costruzione di due edifici. Il primo si colloca nell’area che sta vicino alla Loggia ed ha un andamento curvilineo, evocativo di quello delle vecchie case demolite che si ipotizzava sorgessero sull’anfiteatro di Brescia romana. L’edificio sarebbe destinato a contenere uffici comunali e una sala convegni. «La parete esterna – scrive Carlo Pagani – è rappresentata con una sequenza di insolite pietre scure, che richiamano antiche pietre emerse dagli scavi per la formazione di piazza Vittoria. La parete interna diversamente dalla parete esterna, sarà leggera e trasparente». Il secondo edificio è destinato a sorgere nello spazio dell’antica Piazza Rovetta, appoggiato all’alto muro cieco delle ultime case di Via San Faustino. «L’edificio – spiega l’ingegnere – è diviso in due parti. Le pareti est e ovest sono il luogo della quotidianità dove, come un tempo, gli abitanti possono incontrarsi, riconoscersi, sostenersi. La parete sud, che prospetta largo Formentone, Loggia e città, è definita da due simboliche colonne a rappresentare, con forza, il limes tra la città storica e il Carmine. Infine, davanti alle torri, uno spazio verde invita alla riflessione». •

Francesco De Leonardis
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