25 maggio 2020

Cultura

Chiudi

21.05.2020 Tags: Libri

Le manie? La manifestazione del genio

L’autore Roberto Cotroneo
L’autore Roberto Cotroneo

Vincenzo Corbetta «Il demone della perfezione» (Neri Pozza) ha un merito: non nascondere i tic, le manie di un genio assoluto. Roberto Cotroneo non scrive un’agiografia di Arturo Benedetti Michelangeli limitandosi ai lati artistici, alle vette sublimi toccate quando «posa le mani sulla tastiera come fossero staccate dal suo corpo, come se fossero un’altra entità non umana», come notava Ettore Mo sul Corriere della Sera recensendo il celeberrimo concerto del 30 aprile 1977 in Vaticano. «Molte bizze erano davvero gratuite, inutili, capricci da disadattato - sottolinea impietosamente Cotroneo -. Tanto era perfetto e controllato davanti alla tastiera, quanto era preda di ire, sconforti, rabbie e gesti irrazionali appena se ne allontanava». Un atteggiamento che oggi probabilmente non verrebbe perdonato: «Ma allora la conseguenza era che a ogni suo concerto in Europa gli ammiratori italiani provavano in tutti i modi a procurarsi i biglietti affrontando lunghi viaggi per ascoltarlo», aggiunge l’autore. E in queste parole si percepisce l’atteggiamento di fondo di Cotroneo di fronte a Benedetti Michelangeli: provare a comprendere l’essere irraggiungibile e il suo genio «con il rovescio della stoffa, nelle incongruenze, nei piccoli difetti, gli appigli affinché la sua grandezza si possa mostrare nella vera forza». a Brescia che hanno abbattuto le frontiere per ascoltarlo dal vivo. Ma da sempre Benedetti Michelangeli ha dovuto combattere con l’ostilità preconcetta di molti, invidiosi della sua perfezione. Come al concorso di Bruxelles del 1936, quando arrivò 7° nonostante la sua esecuzione avesse lasciato ammirati tutti - giurati, pubblico, critica -, solo perché l’unico italiano nella commissione giudicante gli assegnò uno «zero». E per consolarlo la regina del Belgio, violinista provetta, lo invitò a palazzo a suonare per lei. Benedetti Michelangeli non tollerava, ricambiato, certi direttori d’orchestra, come Von Karajan: «Il maestro fa tutto con la bacchetta, io sono uno che si rompe di lavoro», disse in un’intervista a Giorgio Bocca, una delle poche concesse nei 75 anni di vita (1920-1995). E rompersi di lavoro significava anche il dettaglio maniacale sul suono del suo Steinway, farlo portare via ad esempio da una sala concerto in Giappone perché qualcuno, nella notte, ha riempito il teatro di fiori e l’umidità del locale è cresciuta tanto da appesantire i meccanismi dello strumento, togliendogli la nitidezza del suono che Benedetti Michelangeli pretendeva assoluta: bizze d’artista o piuttosto rispetto sacrale della musica e del pubblico? Lasciamo ai lettori il giudizio, la scoperta dei tanti episodi bresciani, della disponibilità con i suoi allievi (non faceva pagare i corsi di perfezionamento), della generosità mai esibita per i deboli: «Nel fare della mia musica un mestiere provo dolore, come se fossi costretto a prostituire mia madre». Da qui il demone della perfezione: una madre si onora anche così. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

CI SONO PERSONE
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Sondaggio

Dopo gli attentati dei terroristi islamici a Parigi, quali misure andrebbero adottate dall'Italia?
ok