13 agosto 2020

Cultura

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29.07.2020

«LE VERE PAROLE DI UNA TRAGEDIA»

L’attore Simone Cristicchi torna sui palchi della nostra città con il monologo «Li romani in Russia»
L’attore Simone Cristicchi torna sui palchi della nostra città con il monologo «Li romani in Russia»

In un’estate che rappresenta un importante giro di prova per la cultura, torna al centro la riflessione sul passato di un Paese che ha sempre saputo affrontare i propri drammi con dignità, mostrando la forza di un popolo capace di rialzare la testa. Una lezione più che mai attuale. Dentro questa cornice si situa il nuovo appuntamento di «D’estate al Chiostro», la rassegna del Ctb che domani e venerdì alle 21.30 porterà in scena, nel chiostro del teatro Mina Mezzadri, tutto il talento di Simone Cristicchi, protagonista del monologo «Li romani in Russia». Tratto dal poema in versi di Elia Marcelli, lo spettacolo racconta l’orrore della guerra attraverso la voce di chi l’ha vissuta in prima persona. «Si tratta di un poema scritto in ottave romanesche - racconta Cristicchi - Marcelli lo scrisse in età avanzata, usando l’ottava classica e il romanesco per parlare della tragica campagna di Russia, nella quale morirono migliaia di soldati italiani. È un’opera monumentale, composta da 1200 ottave: un capolavoro sconosciuto della letteratura». L’autore romano interpreta una galleria di personaggi, raccontando questa tragica spedizione in un monologo corale e commovente. «È un teatro civile, racconta fatti realmente accaduti. La particolarità è che utilizza la metrica dei grandi classici dell’epica, Dall’Iliade alla Gerusalemme liberata. Una forma letteraria che dà un forte impatto a questa vicenda, nella quale un gruppo di soldati parte dalle borgate romane e va a morire in Russia come carne da macello. La lingua romanesca conferisce al racconto una verità maggiore: è un testo sanguigno che usa la lingua del popolo. Marcelli sosteneva che per raccontare una verità bisogna usare la lingua dialettale». ATTRAVERSO il monologo, la grande Storia si intreccia alla storia della gente minuta, una storia spesso individuale. «Mio nonno si chiamava Rinaldo e ha partecipato alla ritirata. Si salvò per miracolo, tornò con un piede congelato: ricordo che ha sempre avuto freddo per tutta la vita, anche in estate si copriva con un giacchetto. Sulla ritirata raccontata dai romani e sulla storia della Divisione Torino non trovavo testimonianze, poi mi sono casualmente imbattuto in questo libro, e mi sono accorto che quella vicenda è come se fosse raccontata direttamente da mio nonno. Mi ha colpito». Un’affinità che è diventata uno spettacolo di grande successo. «Mi sono imparato a memoria la riduzione e nel 2010 abbiamo debuttato a Mosca. Da allora abbiamo girato molto, ricordo con piacere la data alla Latteria Molloy, e quindi è bello tornare a Brescia dopo un periodo così delicato, durante il quale abbiamo tutti sofferto. Io ho dovuto annullare metà tourné. Anche per questo mi emoziona particolarmente tornare davanti al pubblico bresciano». Un incontro che ha il gusto di una rinascita. «È importante ripartire, si ha spesso la sensazione che il teatro sia l’ultima ruota del carro. Questi mesi per me sono stati un momento di grande creatività, mi sono fermato e ho prodotto moltissimo. Vedo un futuro positivo, pieno di nuove idee, sperando che ognuno abbia potuto guardare alla propria vita riflettendo sulle proprie priorità. Una riflessione oggi necessaria». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Stefano Malosso
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