04 aprile 2020

Cultura

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15.02.2020

Leggere per scrivere, a lezione da Vanni Santoni

Il giornalista e scrittore Vanni Santoni, in cattedra oggi e domani
Il giornalista e scrittore Vanni Santoni, in cattedra oggi e domani

«Che ci si salvi l’anima scrivendo non è detto. Scrivi, scrivi, e già la tua anima è persa». Negli anni Settanta Italo Calvino riusciva a tratteggiare il mestiere dello scrittore, catturato tra creazione e perdizione. Un mestiere che, ancora oggi, continua a esercitare il suo fascino. È rivolto agli aspiranti scrittori il corso di scrittura che si terrà oggi e domani, dalle 14 alle 18, al Caffè Letterario Primo Piano di via Beccaria condotto da Vanni Santoni, scrittore, collaboratore del Corriere della Sera e direttore della narrativa di Tunué, fucina di nuovi talenti letterari. Due giornate che vedranno assoluta protagonista la scrittura. «Ad aprile uscirà un mio pamphlet dal titolo “La scrittura non si insegna” - racconta Santoni - Sono sempre stato convinto che la scrittura non si possa veramente insegnare, e di certo non ha senso farlo per moduli rigidi: ogni singolo libro ha regole sue, quindi, se c’è qualcosa da insegnare, è come trovare ogni volta le modalità giuste. Come si fa? Innanzitutto imparando a leggere da scrittori. Se si vuole scrivere, bisogna cambiare il “tasso proteico” delle letture, come in una dieta». Guardando alla qualità oltre che alla quantità. «Lascio sempre ai miei studenti una lista di letture per i due anni successivi, credo sia un tempo sufficiente per cambiare approccio. Per scrivere, bisogna imparare a leggere: la gente si immagina lo scrittore sull’amaca con il cocktail in mano, ma in realtà, visto che già va trovato il tempo per scrivere tutti i giorni, va tolto molto tempo alla vita privata per leggere molto, moltissimo. Una cosa, invece, che in un corso si può fare, è iniziare subito a lavorare sui testi. Ci sono infiniti modi di scrivere bene, ma gli errori che più frequentemente portano a scrivere male sono abbastanza ricorrenti». QUALCHE CONSIGLIO per gli aspiranti scrittori? «Per prima cosa di non cadere mai e poi mai nella truffa dell’editoria a pagamento. Bisogna, invece, avere pazienza, lavorare duro per migliorarsi e arrivare a un buon esordio, con un vero editore. Non è impossibile: oggi in Italia si pubblica più di un tempo e c’è un ecosistema di case editrici piccole, medie e grandi decisamente in salute dal punto di vista della diversità e della qualità delle proposte. Per arrivare a tale risultato, la cosa fondamentale non è mandare manoscritti in giro, ma pensarsi all’interno di una società letteraria. Magari entrando a far parte di una rivista, o ancora meglio fondandone una. Non solo perché le riviste sono, oggi, il luogo principale dove gli editori vanno a cercare gli autori del futuro, ma perché così ci si confronta subito con altri autori e con un filtro editoriale». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

STE.MA.
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