19 giugno 2019

Cultura

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04.01.2019

Arrigoni, certe emozioni inondate di sole

Romina Arrigoni ha pubblicato «Come neve, come sole»
Romina Arrigoni ha pubblicato «Come neve, come sole»

Esce il bene dal dolore, quando essere a parte del vissuto trasfigura. PERSINO il nasturzio, potesse, avrebbe già in mente per sé un nome più bello - eppure la sua sofferenza di mal-chiamato lo fa bello. A partire da un giorno mutilo Romina Arrigoni diventò poetessa. «Come neve, come sole» (per le insegne di MarcoSerraTarantola editore) è la raccolta di poesie senza sommario, agglutinate attorno a nomi semplici e sentimenti facili. «La giostra girava…/ si muovevano i colori», scrive l'autrice dal Bresciano che le smuove i ricordi, mentre il mestiere sartoriale ne influenza le percezioni («E io sono piccola, come la punta di uno spillo»). Il suo riavvolgere la buccia del tempo somiglia al gesto goloso che ruba la pellicola del budino sul fornello, la parte solida, densa, buona. Una cosa compiuta nel nascondimento, godendo scottando. Affiorando. «Il presente viene a riprendermi/ e ricomincio a camminare./ Torno qui./ È già molto ciò che ho./ È già molto ciò che mi appartiene». Arrigoni non compie ancora cinquanta anni eppure rivolge l'intelligenza a schiere di fantasmi, di visioni da cui poi deve staccare. «Ora sei qui./ Rimani» dice (anche) allo specchio, mentre le dita scorrono sull’«assente presenza» per riaverne i tratti. «In cerca di tutto/ e al contrario/ in cerca di niente», si conteggiano «pensieri ormai scaduti», ma mai guasti. La natura, la madritudine, gli astri e le strade, il lutto e la follia. Elementi diversi, «prigionieri nel disordine» emotivo, trovano posto accozzando immagini in bianco e grigio. Esita una voce, che parla la storia («C'è un lungo viale/ di siepi sempreverdi ad alto respiro/ che porta al cimitero»), ne scarta la prospettiva («Quando il campanile/ era più alto/ e io giocavo nel cortile»), scoperchia i tombini («Senza rispetto proprio,/ ci siamo fatti male»). IN QUALE modo ha versificato, non sappiamo. La maniera della posa plastica, sì: adagiata «delicatamente sul fianco,/ ridendo, piangendo» tra fogli-foglie. Il fine sul finale è un finire che fruscia di sollievo: «Vado oltre i numeri e le porte chiuse,/ col vero sospetto di essere felice». •

Alessandra Tonizzo
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