26 maggio 2019

Cultura

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06.04.2019

Inia Belleri e il Battistino che divenne santo

«Storia di un bimbo che diventò Papa Paolo VI» è uno dei libri presentati
«Storia di un bimbo che diventò Papa Paolo VI» è uno dei libri presentati

L’arte è la miglior cornice per gustare la cultura: per questo parlare di libri nella sede dell’Associazione Artisti Bresciani è tanto piacevole. Tra quadri, mosaici e sculture, la scrittrice Inia Belleri ha presentato giovedì sera i suoi ultimi lavori. «Storia di un bimbo che diventò Papa Paolo VI» è ispirato alle vicende giovanili di papa Montini. Per scriverlo l’autrice si è immersa nel tempo, immaginando di vivere e crescere accanto a «Battistino». «Lo chiamo così perché era un bambino come tutti, che giocava con gli altri piccoli di Concesio - spiega Virginia -. Di costituzione fragile, sarà stato chiamato Battistino». Belleri, residente a San Vigilio, si è avvalsa di testimonianze di prima mano per ricostruire la storia di Giovanni Battista e l’ambiente in cui è cresciuto. Il risultato è un libro genuino, di agile e piacevole lettura. «Ognuno potrà conoscere Paolo Sesto - auspica l’autrice, che aggiunge: - fare una cosa simile per un santo mi rende molto orgogliosa». «Quando si muove il cuore» è invece libero frutto della fantasia: «Ho immaginato luoghi lontanissimi». Paola e Vasco sono una coppia tranquilla, con due splendidi bambini. Al settimo anno di matrimonio, però, qualcosa si incrina tra i giovani sposi. Subentra la stanchezza, tutto sembra ormai ovvio. Entrambi desiderano un cambiamento ma, per paura di ferirsi a vicenda, non condividono i loro pensieri. Sarà la difficile infanzia di Vasco a muovere la storia insieme ai cuori dei personaggi, riaffacciandosi al presente tramite la figura del padre creduto morto. È l’inizio di un’avventura che toccherà l’America. «Si cerca di evitare il dolore - commenta l’autrice - che invece, se accettato, può rigenerare la nostra vita». Virginia «Inia» Belleri è co-fondatrice della compagnia teatrale «I Roncai dè S. Vigilio» e da anni scrive commedie in vernacolo. Una passione in cui riverbera il suo amore per il luogo natìo: «Inserisco espressioni e detti da rispolverare: non vorrei che il nostro dialetto venisse dimenticato». È anche scultrice e apprezza in particolare la creta: «Da un materiale così povero possono nascere creazioni bellissime». Ciò che preferisce fare è scrivere: «Sin dalle elementari riempivo di parole fogli che mettevo nel cassetto dei sogni». Solo 5 anni fa ha trovato il coraggio di tirare fuori i suoi manoscritti, che Vàrum Editore ha deciso di pubblicare. Da allora sono usciti «Gherèm töcc la ca co l’erå», «La düminicå l’era fèstå» e «Virginia», ricami di donne coraggiose, oltre ai due libri presentati da una scrittrice d’altri tempi, prova vivente che i sogni non hanno età. •

Anna Castoldi
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