16 luglio 2019

Cultura

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05.03.2018

L’amore «liquido» dell’avvocato scrittore Fezzi

Professione avvocato; nel tempo libero scrittore. Anche se a leggere il suo decimo contributo letterario, «No!» (Historica Edizioni, pp. 93, 13 euro), verrebbe da pensare il contrario. Già apprezzata per il sagace realismo con cui ha indagato passioni, vizi e debolezze della sua generazione, ovvero 1977 e dintorni (a partire dal saggio d’esordio «Sognando un Negroni»), intingendo ogni volta la punta nel calamaio di una sottile ma inebriante ironia, la penna di Alberto Fezzi torna a tracciare la sua marcata e inconfondibile linea in un racconto (già finalista al torneo letterario «Io Scrittore» 2017) dal titolo spiazzante almeno quanto il suo finale. Che per la verità contiene molto più di «due lettere» incise sulla roccia o fermate su un post-it giallo. In quanto la vicenda amorosa tra Chiara Sogni, «nome da predestinata», ed Edoardo Spencer, «nome da principe, non troppo azzurro», lascia aperte nell’immaginario del lettore anche possibilità altre rispetto alle intenzioni dell’autore. Offrendoci lo spaccato di una precarietà affettiva che scandisce i ritmi ondivaghi di buona parte delle odierne relazioni sentimentali. In effetti, nell’arco di 20 anni, i giovani Edoardo e Chiara si incontrano appena cinque volte, si prendono e si lasciano, o forse non si prendono mai. E viceversa. Un amore «liquido» direbbe il profetico Bauman. Senza dubbio specchio dei tempi. Capace, tuttavia, di sfiorare anche momenti di vero sentimento. «Se nei precedenti romanzi partivo da un conflitto interiore del personaggio, seguito da una personale crescita, una maturazione affettiva che infine conduceva a una soluzione, per i protagonisti di “No!“ lo sviluppo delle relazioni non è più così lineare, né scontato, bensì esposto a diverse evoluzioni», spiega lo stesso Fezzi, che per la prima volta scavalca i confini della sua città, Verona, abbandonando la caratterizzazione locale per rivestire i suoi ritratti di italianità. E mentre con piglio ora poetico e aggraziato, ora incisivo e dissacrante, l’autore ci conduce negli stravaganti inseguimenti tra una sognatrice più concreta di quanto la stessa voglia apparire, e un inafferrabile pretendente pronto a scombinare tutte le carte in tavola, la riflessione arriva a toccare un altro tema nevralgico di regnante attualità: «È meglio accontentarsi delle circostanze, rischiando di non raggiungere mai alte vette, o è meglio continuare a sognare e ambire a obiettivi più felici, pur nel rischio di fare bruschi risvegli?». Un dubbio che accompagnerà Chiara (in quel suo ripetere: «Siamo cassieri di un supermercato, che sognano di diventare astronauti») fino all’ultima pagina. Per poi sciogliersi in «una parola coraggiosa, che piega le sbarre delle gabbie e rende liberi». Dopo il successo della «saga» «Sognando un Negroni», e tra gli altri il best-seller «Il principe del foro non esiste», con Historica Fezzi ha pubblicato «Non mi diverto più» (presentato al Campiello 2013) e «Le addizioni femminili» (selezionato al Premio «Scrivere per amore»). •

Francesca Saglimbeni
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