19 maggio 2019

Cultura

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09.04.2019

Migliorati e le tracce del padre: la mancanza in cui specchiarsi

Un viaggio nei ricordi: Massimo Migliorati, bresciano, insegna lettere in una scuola superiore della città e cura gli incontri con i poeti per Spazio Aref in piazza Bell’Italia. Esordì nel 2006 con «D'intorno», cui seguirono «Qualcosa del resto» (2012) e «Città» (2014), editi da Campanotto - e adesso il suo ultimo libro - il migliore: «Il perdono delle cose» -Giuliano Ladolfi editore, prefazione Fabio Pusterla - sarà presentato alle 18 alla libreria della Cattolica in via Trieste da Ottavio Ghidini e da Cesare Lievi. Viaggio alla ricerca del padre scomparso da molti anni: il figlio lo ritrova negli strumenti da lavoro, divenuti suoi, reliquie che venera con vera pietas; o ripercorrendo i luoghi di lui, montani soprattutto, fino al punto estremo, solo favoleggiato nei racconti dai toni epici; lo riconosce nei silenzi, attraverso tutti i sensi, il tatto soprattutto; il ricordo delle carezze a lui malato. Una memoria così nitida da riportargli intera la vigna, gli atti, le parole del caro genitore al quale - è fatale - si scopre somigliante: Migliorati trova se stesso. È un viaggio di conoscenza capace di renderlo più comprensivo e indulgente. L'anima del padre è contenuta e disseminata in oggetti, foglie, cieli. E il figlio pazientemente segue le tracce, i passi del genitore. Così questa ascesa diviene catabasi verso il punto inaccessibile del cuore e della mente, fino a sfiorare il confine tra bene e male: meta inesplorata. Si fronteggiano, si assimilano qui i due caratteri: riflessivo quello dell'autore, appassionato di scrittura, armato di penna con la quale incide il mondo come il padre, pratico, scavava con la zappa. Il passato si fa presente e il presente si ritira verso il passato che ora manca. Il figlio si interroga sul destino e riconosce la continuità nella diversità: in entrambi la fatica del vivere, la sobrietà, l'onestà. I versi di Migliorati, intervallati da tre prose, contengono la gravitas dell'assenza e la levitas dell'arte umile e commovente del padre che è arte del levare, del non lasciare segni invadenti: ma alla discendenza una eredità di affetti da scoprire. •

AL.GI.
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