24 giugno 2019

Cultura

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20.01.2019

NOI, SORELLE ALL’INFERNO

La copertina del libro edito da Mondadori, 135 pagine, 17 euro
La copertina del libro edito da Mondadori, 135 pagine, 17 euro

A poco più di una settimana dal giorno della Memoria arriva un libro che apre un nuovo squarcio nelle coscienze e ripropone la domanda sulla «banalità del male» e sull’orrore dei campi di concentramento nazisti. La sera del 28 marzo 1944 i violenti colpi alla porta di casa fanno riemergere negli adulti della famiglia Perlow antichi incubi. La pace trovata a Fiume, dopo un lungo peregrinare per l’Europa cominciato agli inizi del Novecento in fuga dai pogrom antiebraici, finisce bruscamente: nonna, figli e nipoti vengono arrestati e, dopo una breve sosta nella Risiera di San Sabba a Trieste, deportati ad Auschwitz-Birkenau, dove molti di loro saranno uccisi. Sopravvissute alle selezioni forse perché scambiate per gemelle o forse perché figlie di un padre cattolico, o semplicemente per un gioco del destino, le due sorelle Tatiana (6 anni) e Andra (4) vengono internate, insieme al cugino Sergio (7), in un Kinderblock, il blocco dei bambini destinati alle più atroci sperimentazioni mediche. In questo libro, le sorelle Bucci raccontano, per la prima volta con la loro voce, ciò che hanno vissuto: il freddo, la fame, i giochi nel fango e nella neve, gli spettrali mucchi di cadaveri buttati negli angoli, le fugaci visite della mamma, emaciata fino a diventare irriconoscibile. E sempre, sullo sfondo, quel camino che sputa fumo e fiamme, unica via da cui «si esce» se sei ebreo, come dicono le guardiane. L’assurda e tragica quotidianità di Birkenau penetra senza altre spiegazioni nella mente delle due bambine, che si convincono che quella è la vita «normale». Il solo modo per resistere e sopravvivere alla tragedia, perché la consuetudine scolora la paura. Finché, dopo nove mesi di inferno, ecco apparire un soldato con una divisa diversa e una stella rossa sul berretto. Sorride mentre offre una fetta del salame che sta mangiando: è il 27 gennaio 1945, la liberazione. Che non segna però la fine del loro peregrinare. Dovrà passare altro tempo prima che Tatiana e Andra ritrovino i genitori e quell’infanzia che è stata loro rubata. Le sorelline trascorreranno ancora un anno in un grigio orfanotrofio di Praga e alcuni mesi a Lingfield in Inghilterra, in un centro di recupero diretto da Anna Freud, dove finalmente conosceranno la normalità. Secondo le stime più recenti ad Auschwitz-Birkenau vennero deportati oltre 230.000 bambini e bambine provenienti da tutta Europa, solo poche decine sono sopravvissuti. Questo è lo struggente racconto di due di loro. Non dimenticare rappresenta una delle «tappe» fondamentali della formazione civile del cittadino europeo: non a caso, il campo di Auschwitz-Birkenau è da anni meta di molti viaggi di formazione organizzati dalle scuole. È, in assoluto, il luogo più visitato della storia del Novecento. Ogni anno, dall’Italia, migliaia di visitatori raggiungono il lager di Auschwitz. Dal 1959 il loro numero cresce continuamente, nonostante sia trascorso ormai più di mezzo secolo dalla sua liberazione. Un viaggio nella memoria e nell’orrore: chi si reca a Oswiecim (il paese polacco tradotto poi in tedesco con il nome tristemente famoso), visita il lager di Auschwitz, che ha sede nel campo base, e poi raggiunge Birkenau, poco distante il vero centro dello sterminio. Oggi Birkenau è di fatto un sito archeologico, pone quindi anche questioni di lettura e decifrazione. La comprensione passa insomma dalla ragione, per dirla con le parole del grande sociologo tedesco Norbert Elias. Perchè è importante la pubblicazione di libri come questo? Perche la commozione non basta. E per dirla parlando anche del nostro tempo, è troppo facile commuoversi davanti all’immagine di Aylan, il bambino siriano annegato sulla costa turca, se poi non siamo in grado, al di là dei sentimenti, di pensare politiche che affrontino la questione dei migranti. Così come non basta commuoversi genericamente quando si parla di Olocausto senza andare a vedere nomi e cognomi e le storie familiari che riportano la dimensione di una enorme tragedia ai dolori individuali. Dunque a capire sino in fondo il pericolo che una simile follia si ripeta e perciò mettere in atto politiche per far si che ciò non succeda. Insomma, per affrontare quella realtà che racconta l’orrore accaduto nel cuore dell’Europa nel secolo scorso non basta, probabilmente, essere forniti di un bagaglio di emozioni, di un sentimento di partecipazione, possiamo dire di empatia, che ci fa provare indignazione, dolore, commozione. La conoscenza deve passare anche, inevitabilmente, dal filtro della ragione. Che parte dalla ricerca storica e dalle letture. Un libro, quello delle sorelle Bucci, che serve anche in preparazione ad una visita ad Auschwitz. Per capire, come detto, che dietro i grandi numeri dello sterminio ci sono volti. Che oggi come ieri sono quelli dei nostri vicini di casa. •

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