19 maggio 2019

Cultura

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20.04.2019

Petruccelli torna alle favole e racconta il mondo agreste

Dopo «La mucca Sposella», «L’uomo solo e la formica» e «L’asino Giacchino», Alessandro Petruccelli, ex insegnante di Formia e autore di importanti romanzi, torna a meravigliare i piccoli lettori con una nuova favola, illustrata da Emiliano Billai: «Il piccolo capraio» (30 pagine), edita da Graphe.it. Una storia ben curata e ambientata a Coreno Ausonio, un paese del basso Lazio, raccolta in un libricino che si avvale di una veste grafica che rievoca il passato, pensata per raccontare tematiche complesse e sempre attuali quali l’abbandono delle proprie radici per approdare nelle città o l’emigrazione in altri paesi, alla ricerca di stabilità economica. Il piccolo Mario, dopo la scuola, si ritrova a fare il pastorello di una decina di capre e si diletta a tirare sassi, stabilendo ogni giorno un bersaglio e cercando di raggiungerlo, ripromettendosi di volta in volta di superarlo. Un giorno il padre gli comunica di aver ricevuto l’atto di richiamo dalla Germania e di aver quindi deciso di vendere tutte le capre alla fiera di San Benedetto, a Cassino. Tornano i temi da sempre cari a Petruccelli: l’amore per la natura, l’amara consapevolezza che un’epoca sta tramontando, ponendo fine per sempre alla cultura e ai rituali della civiltà contadina, spazzando via i mestieri e la saggezza della gente della comunità. Mario non immagina quanto la sua abilità lo porterà lontano, garantendogli un futuro, e come una piccola pietra da lui lanciata e raccolta potrà salvare il suo villaggio dalla miseria e dall’abbandono. Coesistono ottimismo verso i cambiamenti della modernità nel momento in cui sul territorio di Coreno Ausonio viene scoperta una cava di marmo che potrà richiamare in patria gli emigrati, garantendo loro dignità e salario, ma anche amaro disincanto perché tutto questo contribuirà a deturparne il bel paesaggio. I «lanci di Mario» acquistano una valenza metaforica e impreziosiscono questa delicata favola che, attraverso il suo linguaggio potente e antico, permette di evocare un universo agreste che sta via via scomparendo. •

FL.MAR.
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