20 giugno 2019

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05.01.2019

Sapienza, viaggio onirico di formazione

Il libro edito da Bolis
Il libro edito da Bolis

Scriveva Dino Buzzati nel 1935 nel suo «Il segreto del Bosco Vecchio» che «i bambini, ancor liberi da pregiudizi, di quando in quando si accorgono che la foresta è popolata di geni». In loro persiste una capacità di sguardo e di percezione che sembra resistere alle interferenze del mondo degli adulti, incapaci di vivere nell'armonia della natura. E in loro, forse, risiede la formula della felicità. Non è un caso che proprio con questa citazione si apra «L'uomo del Moschel» (Bolis Edizioni, 2018), ultimo lavoro editoriale di Davide Sapienza, scrittore e giornalista, geopoeta per sensibilità, da anni in cammino metaforico e spesso letterale alla scoperta della montagna, intesa come luogo dello spirito. Un racconto lungo nel quale il mondo dell'immaginazione dell'infanzia scopre un luogo meraviglioso, dando vita a un viaggio tra realtà e sogno nel quale la bellezza del paesaggio è protagonista assoluta. Zurio, il protagonista, è un bambino di cinque anni amante della natura; durante un'escursione con la famiglia nella Valle dell'Occhio conosce Silvano, misterioso personaggio che si fa chiamare l'Uomo del Moschel, chiave di accesso ad un mondo onirico che lo sospinge fuori dal tempo. Zurio si troverà infatti a crescere simbolicamente percorrendo le fasi della propria vita, all'insegna del legame tra uomo e natura, alla ricerca di un modo di vivere distante dalla vita contemporanea. «I sogni sono per sempre, anche da adulti abbiamo questa opportunità e basterebbe farsi la domanda “Sono io adulto capace di sognare e percepire come quando avevo cinque anni?”» scrive nelle sue pagine dense Sapienza, andando oltre alla letteratura per ragazzi per interrogare il lettore sul senso del dover crescere, rivelandosi uno speleologo della scrittura costruita in profondità. Il concetto di tempo diventa così relativo, aprendo le possibilità dell'esperienza più intima, in grado di spingersi fino all'onirico: «Non si possono fare domande ai sogni, però si possono vivere, senza possederne il senso». Gli elementi naturali diventeranno i punti cardinali di questa dimensione senza confini. L'acqua, come spesso nei lavori dello scrittore, è l'elemento chiave, col suo fluire che diventa metafora della vita lungo questo percorso di formazione. Avventura che sfugge alle catalogazioni e alle interpretazioni, da riempire con la propria sensibilità più intima. Magari accantonando la razionalità per vivere come Zurio questo viaggio senza confini, perché «da bambini sappiamo tante cose senza poterle spiegare». •

Stefano Malosso
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