22 settembre 2019

Cultura

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01.04.2019

Trenta riflessioni sulla violenza contro le donne

Esce per i tipi di Tea una silloge di racconti di grande attualità, «La scia nera», a cura di Marco Vichi (pp. 272, 15 euro). Lo scottante tema è la violenza sulle donne. Vichi, in questo sociale intento ha subito richiesto collaborazione agli amici scrittori, che hanno aderito tutti con grande convinzione, come del resto si aspettava, non trascurando gli esordienti nella scelta, affinché l’ensemble fosse più completo, compatto e soddisfacente nella risposta. La sensibilità verso questo argomento è molto forte, anche perché purtroppo sembra un incubo senza fine. Non dobbiamo porre attenzione solo ai delitti cruenti. C’è anche una violenza subliminale, criptata, che salta meno in evidenza. Vichi si riferisce anche alla prigionia mentale da cui nasce annullamento della personalità e quindi dell’autostima. Non vediamo segni tangibili in questo secondo tipo di violenza, ma lavora nell’ombra provocando irreversibili danni. L’autore si propone dunque di toccare il «punctum dolens» in tutte le sue forme ed accezioni. I proventi della pubblicazione saranno offerti in beneficenza all’Associazione Artemisia, centro specializzato nel contrasto ad ogni forma di violenza su donne e minori. Avremo così l’opportunità di leggere i racconti di trenta scrittori italiani, coadiuvati da due illustratori: Sergio Staino e Giancarlo Caligaris, impegnati nella stessa volontà di uscire da questo tenebroso momento. «Questa antologia», afferma Vichi, «spazia tra diverse epoche, raccontando vari aspetti della violenza contro le donne, da quella fisica a quella psicologica, da quella verbale a quella culturale ed è bello vedere impegnati nella stessa avventura grossi nomi della letteratura italiana e giovani esordienti». La silloge si apre con «Martedì torno presto» di Valerio Aiolli, scritto con un ritmica ripetitiva che ci fa subito entrare in un blues cruento, per fortuna, di felice soluzione. Anche se felice non sarebbe l’aggettivo più adatto quando si è schivata per miracolo la morte. Enzo Fileno Carabba ne «Il senso del dovere» ci propone un racconto psicologico e violento in cui è protagonista una mente malata e omicida. Tanto per non saltare i famosissimi, soffermiamoci su Dacia Maraini che ne «L’uomo che sapeva amare» ci presenta lentamente, coi dovuti preamboli, un uomo che si congiunge con la protagonista senza le dovute protezioni, un Arcangelo diabolico a dire il vero, in quanto affetto da Aids, che da anni seduceva minorenni. La giustificazione dell’Arcangelo, si fa per dire, è stata che non voleva morire da solo, spargendo un po’ della sua peste attorno a sé. Nel «Delfino spiaggiato» Valentina Fortichiari ci racconta una storia liquida, di mare che entra dentro i polmoni di una donna incinta, massacrata da un maniaco, persuaso di aver fatto del bene. Perché, spesso tra gli sfasati mentali c’è la persuasione di essere nel giusto e che siano piuttosto pazzi i carabinieri che li arrestano. Abbiamo citato solo stralci a caso di racconti tutti letterariamente molto validi, adatti a mettere in guardia donne ingenue e a creare, se possibile, consapevolezza, in uomini bacati che anche per loro una cura salvifica potrebbe essere ancora possibile. Un libro che apre alla speranza, anche se mentre lo stiamo recensendo, sentiamo di nuovi casi di violenza alla Tv. Chissà? •

Grazia Giordani
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