19 ottobre 2019

Cultura

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16.09.2019

UNA PENISOLA PIÙ SELVATICA

Gli orsi non solo tra la neve ma anche tra le villette in Abruzzo Lo sciacallo dorato, sceso da Croazia, Slovenia e visto nel BassaneseDaniele Zovi La copertina del libro
Gli orsi non solo tra la neve ma anche tra le villette in Abruzzo Lo sciacallo dorato, sceso da Croazia, Slovenia e visto nel BassaneseDaniele Zovi La copertina del libro

«Non ho mai abbandonato gli animali, però scrivere di piante mi è piaciuto molto. Raccontare come parlano tra loro, sulla base di studi scientifici, è stata un’avventura appassionante. Viviamo accanto ad un popolo fatto di vegetali che è dotato di una fonte di comunicazione. Se ci pensiamo è meraviglioso». Dopo «Alberi sapienti, antiche foreste» con lo stesso entusiasmo Daniele Zovi, uno dei maggiori esperti forestali del nostro Paese ma anche raffinato narratore, già responsabile regionale del Corpo Forestale, ci riporta nel mondo animale descrivendo otto specie selvatiche che stanno riprendendo a popolare la Penisola, superando ed aggirando le barriere che dovevano tenerle lontane, i muri e i recinti con cui l’uomo ha cercato di escludere la natura dalla società. La sua è la cartina di un’Italia selvatica, misteriosa e incantevole che resiste alla corsa dello sviluppo e allo sfruttamento delle risorse. E guadagna terreno, ricordandoci che il mondo della natura selvaggia è anche il nostro mondo. Ed è con il libro «Italia Selvatica, storie di orsi, lupi, gatti selvatici, cinghiali, lontre, sciacalli dorati, linci e castori», edito da Utet (pp. 304, 20 euro) ed arrivato in questi giorni nelle librerie, che Zovi si ripresenta parlando al cuore del pubblico di libertà, bellezza, emozione e, soprattutto, di grande rispetto. Nel libro ci sono molte fotografie degli animali ripresi in cattività e ancora disegni che aiutano a riconoscere le impronte: un manuale per chi li dovesse incontrare? La copertina e le otto tavole, una per ogni specie citata nel titolo, sono state disegnate da Giuliano Dall’Oglio. E poi alcune fotografie, in particolare quelle dello sciacallo dorato, sono il frutto di decine e decine di appostamenti del fotografo Lucio Tolar. E sono straordinarie perchè lo sciacallo dorato spesso viene confuso con le volpi, ma in realtà è più snello ed ha il muso più sottile. Il primo venne investito in Valsugana circa quattro anni fa. Era il segnale che attraverso la Slovenia e il Friuli era arrivato da noi. Il ritorno di questi animali va letto positivamente? Certo, anche se servono due riflessioni. Da una parte il raddoppio nell’ultimo secolo della superficie forestale ha di fatto agevolato il ritorno di animali che stavano scomparendo, e poi la legge del 1970 che li ha difesi. Concetto, quest’ultimo, superato perchè per alcune specie protette ora la caccia è consentita in forme regolamentate. In molte aree del Nord Italia ci siamo accorti che gli ungulati - caprioli, cervi, camosci, ma anche i cinghiali - sono cresciuti non il doppio bensì dieci volte di più. E il ritorno dei carnivori va salutato come una forma di autoregolamentazione. I gatti selvatici continuano a rimanere misteriosi, ci sono, ma nessuno li vede, qualcuno li chiama i fantasmi del bosco. Il castoro, uno, è tornato dopo cinquecento anni di assenza. La natura italiana sta aumentando la sua selvaticità. E su questo punto è utile un’altra elaborazione. Quale? Il loro mondo è anche il nostro. Raccontare di loro significa parlare anche di noi, quello che accade a loro ci riguarda comunque. In ognuno di noi, forse nel cuore, sta annidato il selvatico. Resta là, acquattato, un occhio aperto e uno chiuso. È la parte di noi che non si arrende alle macchine, ai computer, alla tecnologia. È quella che ricorda il fischio del vento e il crepitio del fuoco, l’abisso e la foresta, il timore di essere predati e l’euforia nel predare. L’Italia selvatica misteriosa e incantevole, è in mezzo a noi, ci impaurisce e ci attira contemporaneamente. Però, c’è anche un’altra faccia della medaglia, fatta di predazioni e non solo. Certo, il lupo attacca, ma non l’uomo, le cronache ci raccontano più spesso di cani che azzannano e ammazzano. Ciò non toglie che ci siano altri problemi da risolvere. Il lupo è tornato in territori dove mancava da oltre cento anni e questo ci costringe a ripensare ad una tutela degli allevamenti ovini e bovini. Con quali strumenti? Per gli ovini in genere sarebbe utile pensare a recinti elettrici e cani da guardiania. Ho conosciuto una famiglia di pastori sul monte Grappa che con questi accorgimenti non ha più avuto predazioni. I recinti sono messi a disposizione della Regione e per le batterie si usano pannelli solari. Il problema è più complesso per i bovini, quelli da carne si dispongono in cerchio e mettono i vitelli al centro e con i calci si difendono dai lupi, per quelli da latte il problema è diverso e capisco il dolore degli allevatori. Ma l’Italia sta diventando più selvatica. E gli animali si avvicinano? Il camoscio che si è perso per le strade di Verona e l’orsa Gemma che si accomoda nella villetta in Abruzzo ci stanno dicendo che i muri che abbiamo alzato per distinguere i nostri spazi da quelli loro sono inutili e brutti. •

Chiara Roverotto
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