17 luglio 2019

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28.01.2014

Mondo gatto: così una colonia lotta per la libertà

Nilanjana Roy con il suo gatto
Nilanjana Roy con il suo gatto

Nizamuddin, quartiere di Delhi, ha una delle più antiche colonie di felini della capitale indiana. I gatti da secoli gironzolano indisturbati sui tetti e nei vicoli, alla ricerca di cibo e di avventure. Nilanjana Roy, giornalista indiana, immagina anche che si tramandino di generazione in generazione il ricordo di eroiche e mirabolanti imprese e le racconta nel suo primo romanzo, I gatti di Nizamuddin (Neri Pozza, 271 pagine, 16 euro). Una storia vista dal punto di vista dei gatti, che sa emozionare perché ci sintonizza altrove, in un mondo parallelo a quello umano, che scopriamo ricco di amicizia, dolcezza, amore, paura, saggezza.
Con abilità descrittiva Nilanjana Roy delinea fisionomia e carattere di ogni gatto, creando una magnifica galleria di personaggi, sospesi tra le incombenze della vita reale e il sogno di «un mondo dove tutti i gatti possano essere regine e re del creato».
C'è Hulo il guerriero, con il pelo sempre arruffato, che porta sulla schiena le numerose ferite riportate lottando contro i ratti. Mancino l'orfanello, vivace e spericolato, desideroso di nuove amicizie. Beraal, la gatta dal pelo bianco e nero lungo e setoso, la più feroce tra le femmine di Nizamuddin, silenziosa e abile cacciatrice. Miu-Miu, la più anziana del clan, depositaria di esperienza, condivide con Katar, il bel maschio grigio, autorevolezza e rispetto all'interno della colonia.
E poi c'è Mara che, nonostante i suoi poteri straordinari, preferisce rimanere chiusa in casa piuttosto che avventurarsi nel mondo. «Osserva trionfalmente il suo impero appollaiata in cima alla libreria»; è la gatta Emittente, che invia strani e minacciosi messaggi dalle case dei Piedoni (gli esseri umani, nel linguaggio dei gatti) mettendo al corrente i Selvatici di un grave pericolo, che impedirebbe loro di vagabondare per le strade e i tetti di Nizamuddin dopo l'afa intensa dell'estate.
La narrazione diventa presa di coscienza e poi azione; la guerra dei gatti randagi, che combattono contro animali e uomini per difendere il proprio territorio, altro non è che un'allegoria che racconta una storia universale sul diritto di ogni essere vivente a vivere secondo la propria natura.
Si potrebbe pensare che l'autrice abbia deciso di guardare il mondo attraverso gli occhi lucenti dei felini per promuovere fermamente il diritto alla libertà; il gatto, infatti, non concede facilmente il suo sguardo e, sebbene possa acconsentire di diventare nostro amico, mai accetterà di essere nostro schiavo. «Se si potesse incrociare un uomo con un gatto», diceva Mark Twain, «l'essere umano ne risulterebbe migliorato, ma il gatto peggiorato».
Il gatto, con o senza stivali, è stato spesso protagonista, sin dai tempi più antichi, di storie e favole: è astuto, veloce nell'azione, capace di sfruttare ogni situazione per portare a buon fine il proprio obiettivo, senza mai venire a patti troppo stretti con gli umani e senza mai perdere la propria identità felina.

Flavia Marani «I gatti di Nizamuddin»
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