15 novembre 2019

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28.03.2019

Bozzetti, taccuini e sogni di Angelo Zanelli Quel 29enne che seppe scolpire la Storia

Il vasto  fregio che sovrasta la tomba del Milite Ignoto sul monumento a Vittorio Emanuele II a RomaLo scultore Angelo Zanelli
Il vasto fregio che sovrasta la tomba del Milite Ignoto sul monumento a Vittorio Emanuele II a RomaLo scultore Angelo Zanelli

All’origine del «codice Zanelli». E quindi della sua figura pubblica di artista, ma anche e soprattutto del fattore umano più privato e personale, svelato attraverso documenti, memorie, testimonianze e inedite tracce dal passato. Obiettivo: ricordarne vita, opere e altri viaggi addentrandosi «Nel laboratorio dello scultore», mostra dedicata proprio ad Angelo Zanelli, il cui nome è legato indissolubilmente alla realizzazione in pietra bresciana (marmo di Botticino) della parte scultorea più impegnativa del monumento a Vittorio Emanuele II, il Vittoriano, comunemente noto come Altare della patria e tutt’oggi ammirato da oltre un milione e mezzo di visitatori all’anno. Ovvero il grande fregio di 70 metri che sovrasta la tomba del Milite Ignoto e decora il piedistallo della statua equestre due cortei allegorici - rappresentanti il lavoro e l’amor patrio - che convergono verso la città eterna, l’agognata capitale unitaria rappresentata dalla Dea Roma. Culmine della notorietà e del suo titanico sforzo creativo eclettico e prolifico, Zanelli lo realizzò a soli 29 anni, esplorando poi nuove forme espressivi e inediti approdi stilistici applicati ad altre opere e progetti troppo spesso dimenticati o sottovalutati al cospetto della suo lavoro più celebre e magniloquente. Motivo per cui, in occasione del 150esimo anniversario della nascita (17 marzo 1879, a San Felice del Benaco), anche grazie alla collaborazione con Brescia Musei, la mostra promossa dal Comune gardesano, curata da Michela Valotti e Rosanna Padrini Dolcini e accompagnata da una pubblicazione con un testo di Massimo Tedeschi, allarga gli orizzonti attorno allo scultore gardesano. UN LUNGO percorso espositivo «composto da bozzetti, studi, disegni preparatori, taccuini di appunti, lettere e libri» che andrà a stagliarsi da sabato sullo sfondo della Fondazione Cominelli, a San Felice: un viaggio che «consente di entrare virtualmente nel laboratorio dell’artista, coglierne alcuni elementi ispiratori, comprenderne le prove e i ripensamenti, e scoprirne le relazioni e le committenze». Oltre al lato interiore, riflesso nella sua citazione-manifesto: «Si capisce che la febbre dell’arte è di per sé la vita, forse tutta la vita». Inaugurazione alle 11; la mostra rimarrà poi visitabile fino al 5 maggio, sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19 con aperture straordinarie il 25 e 26 aprile e il primo maggio. Ingresso libero (fondazioneraffaelecominelli@gmail.com ). •

E.ZUP.
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