06 luglio 2020

Cultura

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09.01.2020

Con il progetto Oasi un rifugio per l’arte nel bunker Arrigoni

  «Corrispondenze», una delle opere firmate da Nicole Bolpagni
«Corrispondenze», una delle opere firmate da Nicole Bolpagni

Chimica degli opposti, attrazione fra linguaggi divergenti. Assonanze e dissonanze. Ispirazioni, visioni e connessione all’origine di un allestimento site-specific scandito da ritmi di pieni e vuoti, buio e luce. Oasi come «insediamento umano che in condizioni geografiche ostili utilizza le risorse localmente disponibili per dare vita a un’area fertile e autosostenibile in contrasto con l’aridità limitrofa»; Oasi come «luogo di contaminazione in cui diversi immaginari si intrecciano»; ancora: Oasi, come «rifugio effimero e miraggio agognato, un paradosso che emerge dal sottosuolo e invade il reale, diramandosi nello spazio urbano». Nello specifico, dal Bunker Vittorio Arrigoni di via Odorici - «habitat in cui linguaggi e identità artistiche eterogenee riescono a convivere come parti distinte ma imprescindibili di un’unica dimensione» - per espandersi nel cuore del Carmine, coinvolgendo Matrici Aperte e Spazio Arte Duina, che ospiteranno i laboratori collaterali alla mostra (info e prenotazioni: 348 3464327). Obiettivo: «Offrire al pubblico la possibilità di vivere un’esperienza immersiva ed evocativa, e riflettere su come sia possibile mantenere la propria individualità e al tempo stesso entrare in simbiosi con quella degli altri». ATTORNO A QUESTI presupposti Nicole Bolpagni, Linda Carluccio e Giuditta Colombi (laureande nel biennio specialistico di comunicazione e didattica dell’arte all’Accademia di Santa Giulia) hanno plasmato il progetto «Oasi – Zone di contatto», che da sabato al 26 gennaio si concretizzerà in un percorso espositivo in bilico tra realtà e illusione, animato dalle opere intermediali di cinque artisti emergenti: da Lorenzo Lunghi, che modifica l’originale funzione di alcuni dispositivi tecnologici per generare «trappole scultoree», a Enrico Cattaneo, il quale altera invece i corridoi del bunker con un’installazione dal carattere scenografico, passando per l’Interspace di Pietro Vitali, i lavori pittorici parietali e le video proiezioni in stop motion di Marco Rossi e la camera oscura intima e onirica creata dalla stessa Bolpagni, che chiude il viaggio materializzandosi in terza dimensione direttamente dai suoi taccuini, presenti all’esterno dello spazio. Vernissage alle 18, ingresso libero. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

E.ZUP.
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