06 luglio 2020

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18.01.2020

DONNE NELL’ARTE: «SI ALZI IL SIPARIO»

«Interno con modella nuda»: Tea, la musa transessuale del ritrattista alla moda Angelo Garino
«Interno con modella nuda»: Tea, la musa transessuale del ritrattista alla moda Angelo Garino

Godiamoci una decade di decadenza. Nizza, 1920, un secolo fa: il lungomare della Promenade des Anglais è un fremito internazionale di intellettuali dandy e donne eleganti, accompagnate da superbi cani di razza. Nell’aria salmastra, gli ultimi strascichi di una Belle Époque «onirica, larvata di chimere, estrema e stremata nel suo esotico profumo tardo-dannunziano di essenze rare e droghe mai provate». Lì, travolto da quegli effluvi stordenti di bellezza e sintomatico mistero, Angelo Garino perde l’innocenza: spalancando i suoi orizzonti di buon professionista sabaudo, si trasforma in ritrattista di tendenza. Tea, «un’affascinante creatura che ora diremmo transessuale o transgender, molto ricercata e in voga nei più riservati locali cittadini», è la sua musa particolare: tratti androgini e volto da bambola, dipinta in un boudoir stracolmo di rose, monili e piume di pavone a coprire allusivamente il segreto della sua intimità, domina un seducente interno pervaso da un brivido di morbosità e da un’estetizzante atmosfera fin de siècle traboccante di segreti inconfessabili nel capolavoro che chiude la sezione dedicata alla «sensualità» (l’ultima, fra le più strabilianti) e il percorso delineato dalla mostra «Donne nell’arte. Da Tiziano a Boldini», che inaugura oggi a Palazzo Martinengo, dove rimarrà allestita e visitabile fino al 7 giugno (ingresso 12 euro, www.donnenellarte.it). Immobile come una sfinge e malinconica come la reincarnazione di una sirena simbolista, Tea apre la strada alla «Coppia di amanti in piedi» di Gustav Klimt, opera esposta per la prima volta in una rassegna pubblica. Sussulto finale, per il disegno che anticipa le soluzioni stilistiche di altri due fra i suoi capolavori - Il bacio e L’Abbraccio del Fregio Stoclet - e che il curatore Davide Dotti non ha esitato a definire «la ciliegina sulla torta» di un viaggio attraverso le più sottili sfumature dell'emisfero femminile, «che documenta quanto esso abbia giocato un ruolo determinante nella storia dell’arte italiana, lungo un periodo di quattro secoli, dagli albori del Rinascimento al Barocco, fino alla Belle Époque». Raffinatezza, personalità, carattere: virtù della «divina creatura» manifeste ora fra tratti espressionisti-esistenzialisti, ora inseguendo timidi accenni futuristi, anche nei tre meravigliosi nudi di Giovanni Boldini; mentre è etereo, aggraziato, ossequioso della sua «dolce bellezza congiunta al genio più straordinario» il ritratto di Francesca Fanny Lechi - «gli occhi più belli di tutta Brescia», come scrisse Stendhal in «Vie de Napoléon» - realizzato da Andrea Appiani nel 1803 e tornato a essere ammirabile 25 dopo. ALTRA GEMMA di un percorso fra dame eleganti, madri affettuose, eroine mitologiche e instancabili popolane costellato da opere di Tiziano («Santa Maria Maddalena penitente»), Guercino, Hayez, Pitocchetto, De Nittis, Zandomeneghi... una novantina in totale, divise in otto sezioni (oltre alla già citata, sante ed eroine bibliche, mitologia in rosa, ritratti di donne, natura morta al femminile, maternità, lavoro, vita quotidiana): sfumature di un tema indagato da ogni prospettiva iconografica, che seduce fatalmente lo sguardo, svelando al tempo stesso evidenti ricadute sulla contemporaneità. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Elia Zupelli
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