21 ottobre 2019

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03.05.2019

FOTOGRAFE E ISPIRATRICI

Collezione Pizzi - Monica CarocciDieci sedi su 4.000 metri quadri di esposizione, nel centro di Brescia e in provincia, per 19 esposizioni Manifesto RAMONA ZORDINIGiosetta Fioroni nel suo studio, 1975 ELISABETTA CATALANO
Collezione Pizzi - Monica CarocciDieci sedi su 4.000 metri quadri di esposizione, nel centro di Brescia e in provincia, per 19 esposizioni Manifesto RAMONA ZORDINIGiosetta Fioroni nel suo studio, 1975 ELISABETTA CATALANO

Mostra raccontata, mostra sbagliata. Lo diceva un amico «vecchio e sincero» di Renato Corsini, direttore artistico del Brescia Photo Festival che si è aperto ieri: quell’amico era Mario Dondero, autore tra i più luminosi della scena internazionale. Intendeva dire che un’esposizione d’arte va vista coi propri occhi, ciò che ci sentiamo di consigliare al pubblico approfittando di questi tre giorni di rassegna: la nube originaria di una manifestazione concentrica sul tema «Donne», che spingerà le sue diramazioni principali fino all’8 settembre 2019. Più che «spiegare» la mostra, tuttavia, potremmo offrire ai curiosi il cuore di certe suggestioni: come quella emanata dalla locandina. Una testa di ideale amazzone-principessa, con gli occhi chiusi ma l’animo in attesa, il cui viso è incastonato come gemma splendente nella corona dei capelli di un’altra. PER CONTRASTO e analogia, al contempo, vengono subito alla memoria le immagini ottocentesche della «bimba Esaù», la donna barbuta Annie Jones, vengono in mente gli incanti anti-convenzionali di Diane Arbus e molte altre pioniere del fotogiornalismo e della ricerca autoriale. Ecco, le 19 mostre del Brescia Photo Festival istituzionale, la dozzina di allestimenti nelle gallerie, gli oltre quaranta eventi unici programmati sono un’immersione profonda dentro le inquietudini, le genialità, gli accademismi e le rivoluzioni di indagatori/indagatrici della realtà, che quasi sempre estrapolano dalla lotta luce-ombra immagini lontane dagli stereotipi. «Dopo la corsa degli ultimi tre mesi possiamo dirci orgogliosi di questa terza edizione. Una manifestazione che lega città e provincia, coprendo solo per le sedi istituzionali circa 4000 metri quadri» ha annunciato ieri Stefano Karadjov, neodirettore di Brescia Musei, a Santa Giulia, dove è ospitato il percorso multiplo «Da Man Ray a Vanessa Beecroft»: 9 mostre. Un percorso che contiene al suo interno un trittico: «Davanti l’obiettivo», con firme come Marina Abramovic, Helmut Newton e l’inedita Francesca Woodman prodotta dal Photo Festival; «Dietro l’obiettivo. Fotografe italiane 1965-2018» con opere di Paola Agosti, Lisetta Carmi, Gea Casolaro, Paola Mattioli; «Autoritratto al femminile», affascinante corpo a corpo tra il soggetto che pensa l’opera e il suo stesso io in veste d’oggetto fotografato (Marcella Campagnano, Paola De Pietri, e l’inedita Carolee Schneemann). È questo triplice proposta che, fin dal discorso inaugurale di ieri, fa esplodere subito la prima «bomba» di contenuto: una sfida, una provocazione, una necessità. Per spiegarla bisogna tirare in ballo i curatori-collezionisti centrali per questo progetto. La prima delle tre mostre citate è curata da Mario Trevisan, la seconda viene dalla collezione di Donata Pizzi ed è curata da Alessandra Capodacqua, la terza è un tandem Pizzi-Trevisan. Per lui, guardando un’immagine, è spesso possibile attribuire la firma a un’identità femminile o maschile, senza saperne il nome in anticipo: è un dato riconoscibile. Per Donata Pizzi il concetto è «contestabilissimo». E questa tenzone è uno dei giochi mentali più interessanti innescati dal festival. «La mia collezione - con opere dal ’65 a oggi - è una realtà privata con obiettivo pubblico» prosegue Pizzi. «Ho cominciato a comprare stampe e libri d’artista per stimolare lo studio e la ricerca sulla fotografia italiana e portarla fuori dal nostro Paese. Questo già avviene con le artiste più giovani, cittadine del mondo, mentre per quelle precedenti come Lisetta Carmi, Letizia Battaglia e Carla Cerati dobbiamo lavorare per farle conoscere». Mario Trevisan spiega i suoi due stati d’animo in conflitto, la felicità «di potermi dedicare a uno dei temi più importanti della storia dell’arte, accanto al paesaggio: il nudo. Mi viene da pensare che la bellissima mostra alla Royal Academy di Londra nasca dal fatto che gli inglesi ci hanno copiato!» scherza il collezionista-curatore. «Ma oltre alla gioia sono stato colto anche dalla paura. Perché certamente il “tema“ non è nuovo, perché quando guardo esposizioni di questo tipo mi accorgo sempre che manca qualcosa. Succederà anche qui, ma mi sono avvicinato all’impresa cercando non una prospettiva da storico: da collezionista, che si emoziona per la piccola sezione di bacheche francesi, le carte salate all’albumina di un periodo meraviglioso e magico dell’Ottocento. Ho scelto chi si è dedicato a studi di nudo: non mi interessano le foto in cui c’è una donna nuda. Io credo sia una mostra visibile da tutti». In questi tre giorni sono stati infatti programmati anche i laboratori per famiglie: per tutti gli orari rimandiamo a bresciaphotofetsival.it. Ricordiamo tra gli eventi odierni - aperte al pubblico le mostre di Santa Giulia e del Macof (focus sul lavoro delle donne negli ultimi 70 anni e molto altro) - l’incontro con la fotografa siciliana Letizia Battaglia alle 11: lectio magistralis in Cattolica, intervistata da Corsini. Si aprono le esposizioni in metro: alle 17.30 «Belle dentro» con gli scatti di Corsini a Verziano. Uno degli altri allestimenti di Santa Giulia è «Parlando con voi», ideato da Giovanni Gastel: progetto multimediale sulla carriera di una trentina di fotografe italiane dall’inizio del secolo a oggi. «Siamo andati “fuori tema“, come sempre, trattandosi di donne, che non possono essere circoscritte in un perimetro specifico, perché sono tante le sensibilità e le sfaccettature» ha doverosamente sottolineato il vicesindaco e assessore alla Cultura Laura Castelletti. Alla presenza del sindaco, Emilio Del Bono, il presidente di Brescia Musei Francesca Bazoli ha ricordato «il sostegno economico del Comune fondamentale per decidere di proseguire in questo festival, fortissimo quanto a impatto sociale e filosofico». Bazoli ha ringraziato il gruppo di donne che, come soggetti privati, hanno reso possibili le mostre. LE PROPOSTE di Santa Giulia, che ospita anche le imperdibili monografiche su Margaret Cameron e Elisabetta Catalano dalla collezione di Massimo Minini, sono eterogenee e pienamente internazionali: Roberta d’Adda ha scoperto a Berlino un’autrice mai esposta in Italia, la 32enne Mihaela Noroc che in «Atlas of Beauty» si è spinta anche in zone di guerra, per dimostrare che la bellezza «non ha confini geografici o regole formali. L’eleganza di una postura o la storia che c’è dietro un viso aprono un confronto, non polemico ma delicato, con l’idea di bellezza proposta dai media». Il progetto ha ispirato «Plurale al femminile» che grazie a Fondazione Asm realizzerà fotografie di donne di 100 diverse nazionalità che vivono a Brescia. Albano Morandi ha ricordato le inaugurazioni delle prossime settimane nelle gallerie, come, all’Alba Area, quella degli studenti di fotografia sulla forza del desiderio femminile. Al Moca spazio agli artisti artigiani ospitati, i «makers». Le «Cariatidi» di Elena Tognoli e l’intervento di Crudo Studio, l’installazione sonora «Test», sono allestiti dalle 14 alle 18 già oggi. Tornerà l’anno prossimo a casa la Vittoria Alata, che ora è all’Opificio delle pietre dure, per restauro e indagini. Ma vale la pensa spingersi - oltre che in San Salvatore per la «pala» della Beecroft - nella stanza della Dea con le ali, per ammirare gli studi di Maurizio Galimberti e il piccolo archivio storico lì allestito, come spiega l’archeologa Francesca Morandini: installazioni che tengono acceso il focolare di Vittoria. •

Sara Centenari
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