22 maggio 2019

Cultura

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23.01.2019

Guitton, il pensatore che sapeva dipingere la filosofia e il mistero

Diario 1990, appunti sparsi fra le pagine di «Il mio secolo la mia vita». «Se accosto la scrittura e la pittura e le considero due modi imperfetti di esprimere il mistero delle cose, a conti fatti tendo a preferire i colori alle parole. Infatti i colori non hanno passato; piacciono per se stessi; non sono né segni né simboli. E questo mi ha sempre dato la sensazione riposante di essere affrancato dalle parole, che alzano uno schermo fra me e le cose, mentre con i colori ritrovo l’immediatezza». Pensieri, riflessioni e toni cromatici in libero movimento, senza limiti e senza barriere formali, strumenti paralleli di indagine della realtà: «Dipingere la filosofia» è l’emblematico titolo della mostra di Jean Guitton che inaugura sabato alla Collezione Paolo VI di Concesio, aprendo di fatto una stagione 2019 il cui obiettivo - già sottolineato dal direttore Paolo Sacchini - sarà «confermare il trend positivo di visitatori (+45% rispetto al 2017), accrescendo l’offerta di proposte, appuntamenti e occasioni per rendere il museo fruibile in modi diversificati». La scelta del protagonista della prima esposizione come sempre è ricaduta su una figura legata a Paolo VI (che invitò Guitton come relatore nelle fasi conclusive del Concilio Vaticano II), nella contemporanea volontà di rendere omaggio al pensatore-artista francese a vent’anni dalla sua scomparsa (1901-1999). La mostra curata da Paolo Sacchini e Marisa Paderni ospita una cinquantina di opere, molte delle quali esposte per la prima volta dopo oltre 30 anni e si articola in 3 sezioni, anticipate dall’autoritratto di Guitton e completate dalla presenza di suoi scritti: la prima dedicata ai ritratti, la seconda ai dipinti ispirati alla storia sacra, e l’ultima al rapporto fra Guitton e Paolo VI. Vernissage alle 17, fino al 9 marzo: ingresso 2 euro, collezionepaolovi.it. •

E.ZUP.
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