19 ottobre 2019

Cultura

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13.06.2019

Il cognome di Chiara Un impegnativo simbolo di santità

«Lo zio, mio zio, Paolo VI»: Chiara Montini, una delle nipoti, lo racconta adesso, fuori dal frastuono suscitato prima dalla carica a cui era stato chiamato, poi dagli eventi che l’avevano visto protagonista, dalla morte che gli apriva le porte dell’Infinito, dalla vastità dei ricordi e dei riconoscimenti al suo operato, dall’avvio della «causa» destinata a stabilire la sua ascesa alla gloria degli altari e, infine, dalla sua stessa santità. Una nipote può ben dire e raccontare del suo zio. Chiara, tra le righe, dice che era amabile, buono, gentile e premuroso, dispensatore di caramelle e carezze in pari misura con le benedizioni e le raccomandazioni, attento all’evolvere della vita di ciascuno e, soprattutto, a non lasciar mai soli i «suoi cari». IN UN PICCOLO svelto sincero e perciò anche delizioso libro, pubblicato dalla bresciana «Morcelliana Editrice», Chiara racconta le emozioni, serbate silenziosamente in cuore a lungo, che ogni incontro, occasione di sentire la sua voce o di leggere un suo scritto - soprattutto se «affidato ai bigliettini personalizzati e dedicati proprio a te» -, suscitavano. Il libro racconta: quell’infanzia in cui non era facile portare il cognome Montini dato che «non sapevo mai – scrive Chiara – come sarei stata accolta: apprezzata o criticata, ammirata o denigrata, invidiata o derisa…»; il privilegio di una famiglia che esprimeva un Papa e che «a me concedeva il privilegio di vagare libera e felice tra palazzi apostolici e giardini solitamente riservati al Pontefice»; i ricordi di incontri e di vacanze «brevissime ma illuminanti», di «lunedì dell’Angelo» e di anteprime dell’Epifania in via delle Grazie a Brescia, nella casa di zio Lodovico, a cui, quasi sempre, assicurava la sua presenza lo zio monsignore; l’ultima visita del cardinale diretto al Conclave che l’avrebbe eletto Papa (avvenne a Bovezzo il 16 giugno 1963) e le emozioni causate dalla fumata bianca (21 giugno 1963) che annunciando la sua elezione diceva che «per noi cessava di esistere come zio don Battista»; il tempo del suo Pontificato con due parentesi fisse dedicate ai familiari (sempre nelle festività Mariane: 8 dicembre in Vaticano e 8 settembre a Castel Gandolfo); i congedi, da papà Francesco «quando sperai segretamente che il Papa venisse a fargli visita», e noi da lui, quando il 6 agosto 1978 la morte bussò alla sua porta; quello, infine, di cui «eravamo stati testimoni privilegiati e che ci restava come suo dono». Un libro (o libricino, se preferite) da leggere in un attimo e da meditare a lungo, con la certezza di incontrare proprio lui, San Paolo VI, nostro concittadino. •

LU.CO.
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