17 novembre 2019

Cultura

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25.04.2019

MERAVIGLIE FUORI DAI MUSEI

MoCa: «Notes on Growth»  un progetto di Rosie Reed e Finbar WardSan Giacomo: «Affezionato alla propria terra» di Davide Mancini Zanchi L’opera «Ego» di Junko Imada a palazzo Monti (fino al Primo maggio)
MoCa: «Notes on Growth» un progetto di Rosie Reed e Finbar WardSan Giacomo: «Affezionato alla propria terra» di Davide Mancini Zanchi L’opera «Ego» di Junko Imada a palazzo Monti (fino al Primo maggio)

Spazi asettici da riempire o, al contrario, luoghi carichi di storia e antropologie. Da capire, rispettare e svelare. «White cube», insomma, o «site specific»? Formule che non alludono a un'alternativa in fatto di cocktail ma di contemplazione dell’arte. Meglio richiamare l'attenzione dei visitatori di una mostra verso un museo o sbalordire tutti aprendo edifici e fabbriche sprangati, costruendo l'intervento artistico in simbiosi con il luogo? L'unica risposta certa è che la scelta dell'allestimento in luoghi non comuni si è rivelata spesso anche una trappola: in tanti casi uno specchietto per le allodole, che promette e non mantiene. A Brescia, ancora per una settimana, è però possibile farsi un'idea soddisfacente di cosa significhi dare a un artista il privilegio di allargare il suo pensiero fino a inglobare, nell'opera, il sito che la ospita (e viceversa). Vale la pena, oggi stesso, farsi un giro a San Giacomo al Mella o dei Romei. LA CHIESA che ha mille anni di storia sulle spalle è uno dei poli della 13a edizione di Meccaniche della Meraviglia, curata da Albano Morandi, l’ideatore di un fatto d’arte manifestatosi la prima volta nel 2003 e arrivato 3 anni fa a dialogare con la città: le Meccaniche 2019 sono espressione del lavoro dell’assessorato alla Cultura del Comune di Brescia, guidato da Laura Castelletti, che ha saputo aggregare le energie di altre realtà private attorno a un progetto non certo faraonico quanto a cifre di spesa, quanto rapportato con raziocinio alle chance del tessuto urbano. «Affezionato alla propria terra» è uno dei segni dell’artista urbinate Davide Mancini Zanchi, dentro il tesoro romanico di via Milano che è tappa del pellegrinaggio per Santiago de Compostela, oltre che simbolo ultrasecolare dell’idea stessa del cammino e del viaggio quale trasformazione spirituale, anche laica. «Ego» è la riflessione in forma di fiore del male scaturita dallo sgomento di Junko Imada dopo la catastrofe di Fukushima, visibile a palazzo Monti. Il giovane He Wei ha invece combinato ne «Le tre Grazie» l’arditezza di un omaggio spinto a Picasso con le influenze della sua formazione cinese e italiana. Un’opera esposta al MoCa, come i giardini rivisitati da Rosie Reed e Finbar Ward. «Vogliamo continuare su questa strada: attenuare la barriera tra avanguardie storiche e pubblico dei non addetti ai lavori, che si affaccia a Meccaniche della Meraviglia con poco imbarazzo e molta curiosità - spiega Morandi -. Crediamo fino in fondo nell’idea della funzione sociale dell’arte e condividiamo con Luigi Ontani l’idea che il curatore non debba azzerare l’artista». Ma ascoltarlo. •

Sara Centenari
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