06 luglio 2020

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26.02.2020

«Noi dobbiamo chiudere e i centri commerciali no: difficile capire il perché»

Gian  Mario Bandera, direttore del Centro Teatrale Bresciano
Gian Mario Bandera, direttore del Centro Teatrale Bresciano

Una settimana di stop per Coronavirus, nel Nord Italia, provocherà un perdita economica di oltre 10 milioni di euro per la cancellazione di 7.400 spettacoli. Ed è impossibile stabilire adesso con certezza quale sarà la fine della vicenda ai confini della realtà che ha avuto inizio nei giorni scorsi. Le misure prese per arginare la diffusione del contagio rischiano d’altro canto di far precipitare il settore in una paralisi senza soluzioni agevoli alla portata. «Il nostro - sottolinea il direttore del Ctb, Gian Mario Bandera - è il settore più penalizzato, ma anche il più debole. I teatri ora come ora non possono fare aggregazione. Il Sociale è chiuso, il Mezzadri pure, ma i centri commerciali sono aperti». Difficile capire le ragioni di una simile differenza. Intanto il Centro Teatrale Bresciano ha fermato «Misericordia» al Teatro Sociale, «Le disavventure di Pinocchio» al Mina Mezzadri, «Prima della pensione, ovvero Cospiratori» e l’incontro con Elena Bucci e Marco Sgrosso al Nuovo Eden, oltre a «Novecento» al San Salvatore di Rodengo Saiano, a «Tutta colpa del Piero» al Comunale di Cellatica, a «Diabou n’Dao» al Gaber di Castel Mella. «PER IL FUTURO stiamo studiando il da farsi, consapevoli di quello che ci aspetta - dice Bandera -. Cercheremo di recuperare gli spettacoli di ospitalità, e abbiamo gli abbonamenti, ma tutto lo sbigliettamento che ci verrà a mancare sui vari titoli in cartellone rappresenta una perdita grossa». Un danno che si può provare a quantificare, preventivamente: «Se la chiusura sarà di 2 settimane, la cifra che perderemo sarà fra i 30 e i 40 mila euro. Ma da qui a giugno, se penso ai biglietti che non saranno staccati, temo che saliremo sui 70-80 mila. Non solo. Abbiamo diverse compagnie in giro per l’Italia, dobbiamo comunque pagare i lavoratori ma con gli spettacoli annullati non avremo incassi». Inevitabile, in questo stato di cose, chiedere lo stato di crisi: «Per fortuna siamo tutti d’accordo - osserva il direttore del Ctb -. Agis, Federvivo e sindacati sono sulla stessa linea. Un’azione comune coinvolge gli enti e i lavoratori. Il decreto anti-Coronavirus ha colpito 5 regioni che equivalgono al 70 per cento del mercato del settore. Ipotizziamo che qualcosa venga recuperato per aiutare le varie realtà, ma probabilmente si andrà a pescare da risorse già previste per il settore. Il nostro bilancio sarà inferiore a ciò che avevamo programmato, quindi l’anno prossimo dovremo limitare l’offerta e questo farà diminuire i contributi statali». Un circolo vizioso che spetterà innanzitutto al Governo cercare di interrompere.

G.P.L.
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