06 luglio 2020

Cultura

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23.01.2020

«OMNIA ALIA SUNT» FINZIONE E VERITÀ

L’installazione di Fabio Bix davanti al Metropolitan di New YOrk: la mostra nelle sale del Macof da oggiLa giusta prospettiva e il ponte di Brooklyn sullo sfondo: lo spazio cambia e la realtà si trasforma
L’installazione di Fabio Bix davanti al Metropolitan di New YOrk: la mostra nelle sale del Macof da oggiLa giusta prospettiva e il ponte di Brooklyn sullo sfondo: lo spazio cambia e la realtà si trasforma

Evocare il tutto con il nulla. Smaterializzare il tempo e la materia, «fin quasi a farla volare». Generare caos, dubbi e ambiguità per creare nuovi significati e accedere a nuovi orizzonti: un atto di semplificazione estrema, perpetrato attraverso smartphone, fazzoletti di carta e una dose generosa di ironia, «che avrebbe fatto sorridere Bruno Munari». Ispirato dal suo motto «complicare e facile, semplificare è difficile», fluttuando in equilibrio precario fra reale/virtuale, verità/finzione, Fabio Bix ha immaginato e quindi dato forma concreta a «Omnia Alia Sunt», progetto che mescola e rimescola influenze e linguaggi espressivi multiformi (dalla classicità evidente della scultura alle provocazioni del contemporaneo, passando dalla street art alla stratificazione architettonica in cui le statue sono inserite) per trovare nella fotografia la sintesi del suo processo artistico. NON UN CASO dunque che dopo essere stata presentata in anteprima al Macro di Roma a maggio, proprio il Macof sia stato scelto come spazio espositivo d’elezione per ospitare «OAS/01 # Brescia», declinazione «local» che inaugura venerdì svelando miti, tipi e archetipi legati al progetto stesso. La cui essenza gravita attorno a una sempiterna ambiguità: «È reale ciò che credi». Bresciano, classe 1969 (segni particolari: «Ho esposto in gallerie e musei. È più facile trovarmi al bar»), Bix entra nel dettaglio scavando all’origine della sua intuizione: «In pochi secondi, veicolando il caso, realizzo delle “statue“ alte circa 15 centimetri e, giocando di prospettiva con l’architettura e la gente alla giusta distanza, ottengo dei ritratti paesaggistici in cui le statue paiono di grandi dimensioni; realistiche». La resa fotografica modifica gli spazi, sia visivi che mentali. Risultato: «L’inganno apparente fissato nelle foto si trasforma, di fatto, in un atto di verità. Mostra come ogni cosa non è quella cosa» («omnia alia sunt», appunto). Per riflesso, in un’epoca in cui la maestria manuale è resa quasi superflua dall’utilizzo delle macchine, l’ambizione è «diventare #ilpiùgrandescultoredelmondo... Può sembrare l’affermazione di un megalomane, invece è un obiettivo realistico. Venezia, New York, Roma, Palermo, Parigi, Brescia, Milano, Gerusalemme (dove tra l’altro sono stati girati dei video per documentare e restituire il processo creativo e performativo) mi hanno già fatto da modelle. Quando sarò stato in una ventina di altre città sparse nel mondo e avrò realizzato altrettante statue nelle piazze e luoghi più significativi di quelle città, non ci sarà un altro scultore con sculture collocate in tutti quei luoghi simbolici, quindi sarò il più grande scultore del mondo. Nonostante, nel mondo, non vi sarà nemmeno una mia scultura! Di fatto, le fotografie non solo lo testimoniano, bensì lo determinano. Divengono testimonianze monolitiche. Parte di quell’immaginario collettivo, che è fra i materiali più duri da scalfire». Ad amplificarne il messaggio della mostra è anche Renato Corsini, secondo cui «Fabio Bix appartiene a quella schiera di creativi che usa la fotografia per stravolgerne i contenuti e per ridiscuterne i meccanismi... complice di una provocazione, di un gesto artistico al quale viene attribuita la storicizzazione di un attimo fuggente, di una certezza inesistente perché destinata a autodistruggersi, Bix fotografa un’idea: quella di far diventare un fazzoletto di carta, il contenitore certificato di un’installazione che dura il tempo dello scatto». Vernissage alle 18.30, ingresso libero (fino al 23 febbraio, da martedì a domenica dalle 15 alle 19). • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Elia Zupelli
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