14 ottobre 2019

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23.01.2019

Ossessione Vezzoli L’Arnaldo, il Moma Lady Gaga e Sharon

Vezzoli: «Italian Camelot» (Self-portrait with Ilona Staller as John & Jackie Fitzgerald Kennedy) - VogueFrancesco Vezzoli e Lady Gaga
Vezzoli: «Italian Camelot» (Self-portrait with Ilona Staller as John & Jackie Fitzgerald Kennedy) - VogueFrancesco Vezzoli e Lady Gaga

Flash cangianti all’origine dell’«Ossessione Vezzoli». Dal filosofo francese Bernard-Henri Lévy al direttore del MOCA di Los Angeles, Philippe Vergne, passando per il deus ex machina di W Magazine, Stefano Tonchi, si erge estasiato il milieu dei pigmalioni illustri: «Un artista che ha saputo trasformare la nostalgia dell’antico in poesia». «Ti può citare qualsiasi film degli ultimi cento anni ma sa anche cosa c’era ieri sera su Rete 4». Poi, ancora, l’incedere cubitale degli aggettivi che scorrono uno via l’altro già nel teaser: «Eclectic. Experimental. Various. Provocative. Autenthic. Original». In estrema sintesi: «One of the most succesfull contemporary artist». Cantore della cultura pop, sperimentatore di materiali, talento incontrastato della video-art, Francesco Vezzoli (bresciano post-moderno classe 1971) è stato anche l’ossessione di Alessandra Galletta, che lo ha seguito con la sua telecamera raccontandone in presa diretta due anni di carriera (fra il 2013 e il 2015) e i retroscena dei diversi progetti, fra vernissage e testimonianze d’autore. «Percorso psichedelico nella mente di un creatore e occasione per scoprire i lati nascosti della sua opera», il documentario non poteva che intitolarsi «Ossessione Vezzoli» ed è la proposta del Nuovo Eden per il ciclo «Altre visioni» (alle 21 nella sala di via Bixio). Nel film Vezzoli si racconta e si lascia raccontare, tra tecnica e ispirazione, luoghi dell'anima e incontri con artisti disparati tra cui icone assolute come Lady Gaga, Cindy Sherman, Veruschka, Natalie Portman, Eva Mendes, Helmut Berger, Cate Blanchett, Sharon Stone e le dive che hanno popolato i suoi primi lavori, come Franca Valeri, Valentina Cortese, Marisa Berenson e Iva Zanicchi. «Le sue opere viaggiano in tutto il mondo, rifrangendo la complessità stilistica e concettuale di chi le ha create…dal concept di ciascun progetto al making-of sino all'opening ufficiale, il pubblico potrà capire il processo creativo e le ragioni del suo successo». Uscito nel 2016, il documentario offre diversi piani di lettura, scava in una doppia dimensione pubblica/privata, svelando il lato sfuggente di percorsi espositivi presentati da Vezzoli nei templi internazionali dell’arte, dal MAXXI di Roma al MOCA di Los Angeles, dalla Biennale Architettura di Venezia al Pitti di Firenze, dal Doha Qatar Museum of Modern Art al MoMA PS1 di New York e all'Aurora Museum di Shanghai. Ne emerge il ritratto di un ex arnaldino divenuto artista e icona dopo essere fuggito a Londra mezza vita fa all’inseguimento di un sogno pop o qualcosa di molto simile. Anche perché, come confesserà lui stesso qualche anno più tardi, «Se dicessi che inseguivo gli studi sarei un bugiardo: ero più interessato ai Pet Shop Boys». •

Elia Zupelli
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