19 settembre 2019

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16.03.2019

PELIZZARI A VERONA

La mostra è stata organizzata dal pittore con l’editore MassettiIl bresciano Pelizzari  espone nel Regno Unito, negli Usa, in Turchia
La mostra è stata organizzata dal pittore con l’editore MassettiIl bresciano Pelizzari espone nel Regno Unito, negli Usa, in Turchia

La téchne indossa cento, mille abiti. Tempera, matita, pastello, acquerello, acrilico, olio. Su ritratti, paesaggi, composizioni, nudi, corposi ed evanescenti. Lo stile dei «50 anni di pittura» di Luciano Pelizzari è uno solo: il bello. Compone «una vita d’artista», una grande mostra alla Gran Guardia, fino al 25 marzo. IN PIAZZA BRA, al centro di Verona, «la volontà di avverare un sogno, già concretizzatosi nelle opere, e di mostrarlo». Perentorio, il valsabbino «uscito dalla selva di galleristi, mercanti e critici. L’ultimo degli idealisti. Nonno sensibilissimo e artiere purissimo», con l’editore Eugenio Massetti ha organizzato «un’esposizione che sconcerta, uno spettacolo di tecnica, qualità, immagine». Si tratta di 230 opere raccolte in tutta Europa, riunite per settori-datazioni (dal 1969 a oggi) con inserzioni anti-cronologiche e l’atmosfera dell’evento. Pelizzari, nato nel 1950 a Sabbio Chiese, dipinge da autodidatta e si incaponisce nella volontà di un percorso creativo che lo porta in Toscana: biblioteche e musei, Annigoni come maestro, Firenze lo spartiacque. Espone tra Belpaese e Regno Unito, Stati Uniti e Turchia. Vive tra Verona e Saarbrübcken, in Germania. «Ho scritto una ventina di libri, provo piacere nel realizzare progetti vasti, come quello su Regina Elisabetta II, ché mi tengono vivo - racconta uno dei maggiori collezionisti di Zigaina -. Ma dipingere è la mia vita. Morirò pittore». Fuori dalle rotte e dagli schemi: «Non vendo in Italia per mia volontà. Il mistero, il segreto e la lontananza hanno forse dato fascino alla mia figura, di cui si parla poco». Parlano i suoi lavori, abisso di padronanza. A Monet, Gauguin o Boldini dicono di sapere sia la verità fotografica sia il vapore dell’immaginazione. Tutto da vedere. Anche su catalogo. «Con Massetti sto pubblicando degli album monografici - spiega Pelizzari -. Essenza, Ritratto e Giardino privato sono già pronti. Un piano serio, questo, con lo scopo di proteggere il corpus nel futuro». Perché il presente è un oggi in cui «ogni cosa è scontata. L’arte in senso assoluto non ha più un cliente, le nuove generazioni non acquistano e il mercato si fa coi defunti - continua l’autore -. Per tutti gli altri, oblio e agonia. Brescia non è immune a questo cancro perché ovunque la cultura è in difficoltà. I pittori si sono disimpegnati: qui o perisci o abbandoni. Diversi si sono salvati grazie all’insegnamento, io sono dovuto migrare». Entro un sistema privo di situazioni («l’arte non sa più cosa presentare, riesce persino a farsi odiare») Pelizzari crea la festa, il tripudio di un incontro visivo «che dà per li occhi una dolcezza al core», in nome di certezze incrollabili. «Esistono crisi, pause: la bellezza non finisce, al massimo sposta in cantina, aspetta, al pari dell’Art pompier». •

Alessandra Tonizzo
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