14 novembre 2019

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13.10.2019

Ugo Locatelli, la modestia di un grande campione

Locatelli giocò con Brescia e Inter, fu responsabile delle giovanili della Juve Ugo Locatelli
Locatelli giocò con Brescia e Inter, fu responsabile delle giovanili della Juve Ugo Locatelli

Inaugurata nella biblioteca di Toscolano Maderno la mostra fotografica dedicata a Ugo Locatelli, il calciatore che ha vinto le Olimpiadi del 1936 a Berlino e i Mondiali del 1938 a Parigi. Come lui hanno fatto il bis solo altri tre: Pietro Rava, Sergio Bertoni e Alfredo Foni. «Ricordare le figure storiche dello sport �- afferma l’ideatore dell’iniziativa, Giampaolo Dosselli, presidente dell’Associazione italiana allenatori, sezione di Brescia - vuole essere un messaggio fortemente educativo, rivolto soprattutto ai ragazzi delle scuole». Concetto ribadito anche dal vicepresidente del Settore tecnico della Figc, il torinese Enrico De Marchi. Nato il 5 febbraio 1916 a Toscolano Maderno, Locatelli (al quale è intitolato lo stadio locale) ha iniziato a giocare giovanissimo all’oratorio e sul campetto vicino alla cartiera. Insieme al fratello Valerio e al cugino Giuseppe ha cominciato nella squadra del Dopolavoro dello stabilimento. La sua bravura lo ha portato alla Casalini e alla Trivellini, fino all’esordio in B ad appena 16 anni nel Brescia. Debutto: l’8 gennaio 1933 a Pola. Vittoria firmata da Evaristo Frisoni, su rigore. Bilancio della prima annata: 10 presenze e 6 gol. Allora Locatelli veniva schierato da centravanti, successivamente sarebbe diventato mediano (a destra in Nazionale, a sinistra nelle altre squadre). Nella stagione seguente eccolo in A, col portiere Peruchetti, coi fratelli Frisoni, con Gibertoni, Giuliani e Valenti. Nel 1934, non avendo raggiunto l’accordo economico col Brescia, passa alla Benaco di Salò, a fianco del fratello Valerio, che sarebbe scomparso in Russia nel 1941, e del suo allenatore delle giovanili, Pinetto Pellegrini. Quindici le partite nel campionato dei Liberi, sul terreno del nuovissimo stadio comunale a Campoverde, voluto dal presidente Carlo Amadei, titolare della Cedral Tassoni. NEL GENNAIO 1935 firmò per l’Atalanta, disputando poi un altro campionato di A col Brescia, ai tempi di Umberto Caligaris, che lo sposta a centrocampo. Nel �1936 il trasferimento all’Ambrosiana Inter per 100 mila lire, quando un bracciante guadagnava 200 lire al mese, un operaio 350 e un generale dell’esercito 3mila. Due gli scudetti vinti a Milano, oltre a una coppa Italia. Quindi l’esperienza con la Juventus, dove �è rimasto fino al �1949, tranne una breve parentesi nel 1944 col Brescia. In seguito è stato responsabile del settore giovanile dei bianconeri, e osservatore. Scomparso il 28 maggio 1993, è sepolto nel cimitero di Toscolano Maderno, a fianco della moglie, Margherita Atuyer. La figlia, Maria Luisa �Lilli, in Forleo, 76, vive a Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi. «Tanti campioni di oggi dovrebbero prendere esempio dalla modestia di Locatelli - ha scritto Giampiero Boniperti-. Il suo nome rimarrà� scritto nella storia del calcio italiano». Dopo essere andato in panchina ha scoperto e lanciato tanti ragazzi: Mattrel, Salvadore, Leoncini, Stacchini e tanti altri. Ieri, nel salone consiliare, c’era pure la figlia di Silvio Piola, la psicologa Paola, che ha detto: «Mio papà� e Ugo hanno attraversato la vita con onestà e coerenza». La mostra rimarrà� aperta per una settimana, fino a sabato 19 ottobre. Orario: lunedì, mercoledì�e venerdì�dalle 15 alle 19, giovedì�e sabato dalle 9 alle 12.30. Tra le curiosità la pagina di Paris Match, che celebra la finale Mondiale del 1938. •

Sergio Zanca
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