21 settembre 2019

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15.08.2019

«Nadia dava
forza a tutti»

Nadia Toffa, la conduttrice e inviata bresciana delle Iene scomparsa martedì mattina a soli 40 anniPaolo Calabresi e Nadia Toffa allo stadio «Rigamonti» nel 2016
Nadia Toffa, la conduttrice e inviata bresciana delle Iene scomparsa martedì mattina a soli 40 anniPaolo Calabresi e Nadia Toffa allo stadio «Rigamonti» nel 2016

Brescia riserva ancora un fiume d’affetto a Nadia Toffa. Nel secondo giorno di camera ardente, al Teatro Santa Chiara dopo la scomparsa della conduttrice bresciana martedì mattina, è un continuo viavai di concittadini arrivati per un saluto, una dedica o un abbraccio ai genitori, Maurizio e Margherita. Già dall’apertura in mattinata si è capito che il lascito di Nadia a coloro che ne hanno apprezzato il lavoro è andato ben oltre i confini del contenitore televisivo: mentre il quaderno collocato accanto alla porta del teatro si riempiva di parole come «guerriera», «esempio», «coraggio», all’interno della camera ardente sfilavano persone che sono state più o meno vicine a Nadia, professionalmente o con altri significati. TRA QUESTI Cesare Prandelli, che nella battaglia per la vita di Nadia ha rivisto attimi vissuti in prima persona con la scomparsa della moglie Manuela: «Nadia ha mandato un messaggio straordinario a tutti, si è rivelata una persona di grandissimo spessore e umanità - il commento dell’ex ct azzurro -. Mi sono sentito in dovere di farle un saluto e ringraziare i genitori»; il cantautore, sempre di Orzinuovi, Riccardo Maffoni; il collega delle Iene Giulio Golia («Era una sorellina per me, una forza della natura»). Il ricordo più completo, però, frutto di una collaborazione lunga e di alcuni incroci che hanno portato entrambi a Brescia, arriva dalle parole della «iena» Paolo Calabresi, che con Nadia aveva un rapporto fatto di un «affetto particolare, una stima professionale reciproca e strana, frutto della diversità di fondo che ci caratterizzava. Lei si fidava di me - ha confidato Calabresi -, ma in verità ero io a dover prendere consigli da Nadia. Era un animale televisivo perfetto, capace di bucare lo schermo grazie a una dote che solo i grandi possiedono: essere completamente se stessa anche in televisione». Paolo Calabresi, padre dell’ex difensore del Brescia Arturo, ha portato Nadia allo stadio, nonostante «lei non capisse un c... - prova a sdrammatizzare l’attore -. Lei impazzì quando venne a sapere che mio figlio giocava nel Brescia, era affezionatissima alla sua città, e questo strano incrocio ci ha uniti più di quanto pensassi. Non a caso la chiamavo leonessa». UNA FONTE di energia e di vita, che non ha mai dimenticato le sue radici: «Nadia parlava bresciano in continuazione, io la prendevo in giro per la sua cadenza dicendole che, senza quella, non l’avrebbero più fatta lavorare - racconta Calabresi -. Con lei mi divertivo, ha interpretato perfettamente il passaggio del programma dall’intrattenimento puro alla denuncia sociale. Non staccava la faccia dal suo interlocutore finché non riceveva una risposta, ti parlava standoti attaccata al naso. Usava benissimo il porto d’armi delle Iene, sparare stupidaggini: con quel fare da inviata piccola e rognosetta, ha interpretato in modo perfetto lo spirito del programma». Nadia Toffa ha mostrato uno spirito sincero fino alla fine, provando anche a comprendere cosa ci fosse dietro ad alcuni beceri commenti scritti sui social: «Lei si è esposta in maniera istintiva, non aveva paura di mostrarsi in pubblico, ma non avrebbe immaginato alcune reazioni morbose che ha ricevuto. Tuttavia, il suo spirito non è mai stato scalfito - conclude Paolo Calabresi -: era una formichina con la forza di un gigante, un concentrato di energia». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Vincenzo Spinoso
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