29 novembre 2020

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24.10.2020

Nel 1904 si trasformò per la grande esposizione industriale bresciana

Elmetti da guerra appartenenti alla collezione del Museo delle armi
Elmetti da guerra appartenenti alla collezione del Museo delle armi

Nel 1900 il vento fresco del cambiamento secolare portò all’orecchio del giornalista Dominatore Mainetti un’idea di rinnovamento e promozione della città, volta ad affidare per sempre alla Brescia di inizio secolo un nuovo volto, più vivace e manifatturiero. La sua idea era quella di ospitare, nel sito del castello, la grande esposizione industriale bresciana del 1904. Egidio Dabbeni, ingegnere e architetto, inglobò la fortezza sul Cidneo in una cittadella ideale, temporanea e sfacciatamente in stile Liberty. Il Palazzo delle industrie era il più imponente di questa serie di effimeri edifici: perfettamente calato nella gioiosa atmosfera di Belle Epoque che allora si respirava ovunque, ospitava al suo interno un salone per le feste, un’imponente cupola di 20 metri di diametro, lunghe gallerie e ampi padiglioni. In quest’aria densa di novità e propositi venne ostentato tutto il progresso tecnologico possibile: un collegamento tramviario elettrico, realizzato ad hoc, consentì ai cittadini di raggiungere il percorso espositivo direttamente dal centro città. COME UNA COSTELLAZIONE fitta e luminosa attorno alla stella polare, molti eventi si posizionarono accanto all’esposizione: dalla settimana automobilistica bresciana, che vide tra i trionfatori Vincenzo Lancia, alla rappresentazione al Teatro Grande della Madama Butterfly di Puccini. A coronare, letteralmente, l’evento non mancò il prestigio della presenza del re Vittorio Emanuele III all’inaugurazione della grande esposizione, che poteva vantare più di duemila standisti divisi in cinque macro-ambiti: agraria, industria, previdenza, armi e sport, arte sacra.

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