27 settembre 2020

Cultura

Chiudi

09.08.2020

NEL CAPPELLO DI VAN GOGH

Autoritratto con cappello di feltro grigio di Vincent Van Gogh
Autoritratto con cappello di feltro grigio di Vincent Van Gogh

I «colori delle vita» hanno vinto sui timori. Dopo le incertezze per l’emergenza sanitaria, il curatore Marco Goldin ha confermato la grande esposizione monografica, organizzata da Linea d’Ombra e dal Comune di Padova, su “Van Gogh. I colori della vita”, in calendario dal 10 ottobre 2020 all’11 aprile 2021 nel Centro San Gaetano (i biglietti saranno in vendita dal 1° settembre). Nelle sale, in cui potrà entrare appena un terzo del pubblico che avrebbe potuto accedervi in epoca pre-Covid, saranno esposte 78 opere del pittore olandese, tra dipinti e disegni, affiancate da una quindicina di capolavori di artisti, da Millet a Gauguin, Seurat, Signac, Hiroshige - nel 1887 Van Gogh realizzò in pittura una copia da un pruno in fiore di Hiroshige, autore che resterà sempre il suo maggior riferimento visivo - e i giapponesi, a lui collegati. Ma saranno tre grandi tele di Francis Bacon a inizio percorso, a indicare come la figura di Van Gogh abbia influenzato anche i grandissimi del XX secolo. Grazie alla collaborazione del Kröller-Müller Museum e del Van Gogh Museum di Amsterdam, si potranno ammirare capolavori come l’”Autoritratto con il cappello di feltro”, “Il seminatore”, i vari campi di grano, “Il postino Roulin”, “Il signor Ginoux”, i vari paesaggi attorno al manicomio di Saint-Rémy. E dalla Galleria Nazionale di Roma arriverà, in via eccezionale, l’“Arlesiana”. «Pur in un tempo diventato complesso, festeggiare i 25 anni di Linea d’ombra», afferma Goldin, «meritava una mostra di questa portata, che viene alla fine di tre anni di nuovo studio su tutto l’epistolario di Van Gogh, che mi ha quindi guidato in una rilettura del suo percorso». L’immagine simbolo della mostra è il celeberrimo “Autoritratto con cappello di feltro grigio”, concesso dal Van Gogh Museum di Amsterdam. Il quadro è una vera e propria icona, un’opera che segna un punto di svolta nella storia del pittore che lo dipinse nel 1887, a Parigi. Affascinato da tempo dalle teorie sul colore di Delacroix, poco per volta Van Gogh comprese la forza di una gamma cromatica più chiara, a contatto specialmente con l’opera di Seurat. In questo senso, l’insieme di autoritratti che realizza nei due anni a Parigi è una delle espressioni più piene della sua rapidissima evoluzione nell’ambito di un colore nuovo. Modificando anche la percezione che Vincent aveva di sé. L’“Autoritratto con cappello di feltro grigio” è la ripresa di un altro autoritratto con lo stesso cappello, realizzato nella primavera del 1887. Nell’accostare le due immagini si comprende quanto Van Gogh fosse progredito nel volgere di poco tempo. «A una stesura ancora quasi piatta», scrive Goldin, «succede un ritmo percussivo del colore, radiante nella sua manifestazione. Il volto di Van Gogh pare accendersi entro un grumo disteso di luce. Van Gogh è pronto per prendere un treno, destinazione Arles, a respirare il giallo del grano e del sole». Nella mostra padovana, tra l’altro, “rivivrà” anche un’opera del pittore olandese cancellata da un bombardamento durante la seconda guerra mondiale, un piccolo olio intitolato “Il pittore sulla strada di Tarascona”. Fu dipinto nell’estate del 1888, dopo la serie con i campi di grano nella pianura della Crau e attorno all’abbazia di Montmajour. Il quadro era conservato nel Kaiser Friedrich Museum di Magdeburgo. Il genio olandese si ritrae mentre cammina sotto il sole, andando incontro al suo lavoro quotidiano nella campagna. Il sentiero è tutto tormentato di tacche di colore e su di esso si stende minacciosa, come la testa di un rapace, l’ombra del viandante. Lui vestito di un azzurro un poco più scuro del cielo, il cavalletto sulle spalle, la tavolozza e i colori nella mano destra, una tela sotto il braccio sinistro. Al San Gaetano è proprio da questo quadro cancellato dalle bombe che prenderà avvio il percorso della mostra, grazie a un altro artista, Francis Bacon che, era la fine del 1956, appese una foto dell’opera scomparsa sul muro del suo studio, osservandola a lungo. «Bacon», annota lo storico dell’arte, «pensava a rendergli omaggio, come si fa sì con il proprio eroe, ma l’eroe di tutti, quando la singolarità dell’esperienza diventa quella di una moltitudine. Bacon ha dipinto Van Gogh come chi parte e non è mai partito, chi viaggia ancora dopo avere a lungo viaggiato. Fino a che venga il momento di lasciare il mondo, magari sotto quel sole che brucia ogni cosa. Bacon ha dipinto Van Gogh proprio così. Per questo la mostra parte da tre dei suoi quadri dedicati a Vincent van Gogh, il pittore come un eroe, colui che annuncia il futuro pur nell’apparente fallimento e si carica il mondo sulle spalle». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Enrico Santi
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Sondaggio

Dopo gli attentati dei terroristi islamici a Parigi, quali misure andrebbero adottate dall'Italia?
ok