27 settembre 2020

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09.08.2020

NEW YORK, BRESCIA NEL NOME DI LARRY

Larry Stanton (1947-1984) è stato ritrattista capace di cogliere e immortalare lo spirito del suo tempoL’artista sbocciato nel cuore della Grande Mela è stato grande amico di David Hockney
Larry Stanton (1947-1984) è stato ritrattista capace di cogliere e immortalare lo spirito del suo tempoL’artista sbocciato nel cuore della Grande Mela è stato grande amico di David Hockney

Non si esce vivi dagli anni ’80. Larry Stanton fece giusto in tempo a esporre i suoi ritratti in un’unica mostra alla Holly Solomon Gallery di New York City. Era il 1983: l’anno seguente l’Aids se lo inghiottì nel pieno dei 37, che - capelli biondi, lineamenti gentili - non dimostrava nemmeno per sbaglio. Talento istintivo, animato da una curiosità famelica, verso la fine degli anni ’70 dalla fattoria di famiglia Stanton si trasferì nel cuore della Grande Mela, rimbalzando fra Manhattan e il Greenwich Village, senza mai più voltarsi indietro. E proprio nel fermento dell’ambiente metropolitano trovò l’ispirazione dirompente per dipingere «la testa e il torace di giovani uomini, spesso di grandi dimensioni, sempre seduti in un atteggiamento di riposo che emanava un'energia attraente»: la stessa che ora, a 36 anni dalla sua scomparsa, si sta irradiando A Palazzo Gallery, dove fino al 24 agosto è allestita «Think of me when it thunders», in assoluto la prima mostra personale di Stanton in Europa, organizzata in collaborazione con Arthur Lambert, Larry Stanton Estate e il supporto di Fabio Cherstich. IL PERCORSO espositivo - visitabile virtualmente sul sito www.apalazzo.net, «fisicamente» invece soltanto su prenotazione - comprende opere su carta, dipinti e ritratti dell’artista americano, che restituiscono intatto il fascino di un’epoca e al tempo stesso il sogno infranto di una generazione che stava per essere decimata dal flagello dell’Aids. Nella sua stagione di slancio creativo più intenso e febbrile, all’inizio del 1981, dopo essersi ripreso da un periodo buio in cui la morte della madre e l’abuso di alcol ebbero un ruolo determinante, Stanton ne ha colto l’essenza attraverso gli sguardi di amici, famigliari e dei ragazzi che incontrava di notte, spesso nei bar gay, molti dei quali soltanto qualche mese più tardi sarebbero stati tristemente spazzati via dal virus; volti, anime e turbamenti che poi gravitavano anche nel suo studio al Greenwich Village, diventato nel tempo luogo di ritrovo per artisti, scrittori e aspiranti tali, attratti dalla bellezza che emanava sulla tela come nella vita. DA HENRY Geldzahler a Christopher Isherwood, passando per il suo grande amico David Hockney, che di lui dirà: «Il ritrattista è un osservatore di persone, i suoi atteggiamenti e sentimenti si rifletteranno nelle sue osservazioni e di solito l'interesse per la personalità fa sì che uno studio affronti altri aspetti della personalità stessa, svelati tramite il corpo: la postura, le movenze…ma la faccia esprime tutto: e Larry lo sapeva istintivamente». Tra le anime caratterizzate da uno spirito artistico che condividevano lo stesso universo di Larry Stanton c’era anche Arthur Lambert, suo compagno nella vita e tutt’oggi instancabile promotore del suo lavoro. «Un giorno in ospedale - ricorda oggi Lambert - Larry cercò di pensare a qualcosa che mi avrebbe fatto pensare a lui quando se ne sarebbe andato e la mia memoria si sarebbe offuscata. Dopo aver riflettuto per un momento, disse: “Pensa a me quando tuona”. Sembrava una buona idea ma non ha funzionato come ci aspettavamo. Non tuona ogni giorno». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Elia Zupelli
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