17 luglio 2019

Cultura

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21.02.2019

Perdere l’innocenza tra violenza e gioco

¬ Cosa succede ad un ragazzino quando perde fiducia nel mondo e la criminalità diventa l’unica via per ricercare il successo? Quali conseguenze può avere la perdita precoce dell’innocenza e non solo? La paranza dei bambini, romanzo di Roberto Saviano (Feltrinelli 2016, 348 pagine, pubblicato 10 anni dopo Gomorra), è la storia dell’ascesa al potere di un gruppo di adolescenti, nati nel quartiere di Forcella a Napoli. Il loro sogno, più grande dei loro 15 anni, è quello di diventare ricchi e di comandare sulla città, essere riconosciuti come veri boss del crimine organizzato. A capo della paranza c’è Nicolas, detto Maraja, un ragazzo ambizioso, gonfio di un esagerato desiderio di potere che spingerà lui e i suoi amici a commettere violenze e soprusi di ogni genere. Proprio come una paranza, ovvero la barca per la pesca a strascico, questi ragazzi vanno a pesca, non di pesci, bensì di persone da ammazzare. Divisi tra il sogno di fare i soldi in fretta e le crostatine materne, il destino li porterà ad abbracciare quel crimine che, nei loro quartieri, vuol dire solo una cosa: non essere più fessi. Rileggerlo ora, dopo che il film di Claudio Giovannesi al festival del Cinema di Berlino ha vinto L’Orso d’argento per la migliore sceneggiatura, assume un significato ancora più pregnante, immediato, crudo. Nel libro è l’eccezionale inventiva di Nicolas, il suo carisma (in alcune pagine cita Il Principe di Machiavelli) a dare la spinta alla storia: è lui che decide di prendere in mano gli affari quando i vecchi boss, che controllano il traffico di droga nel centro di Napoli, sono ormai troppo deboli per farlo. Storie già viste. Già raccontate... Ma ancora attuali.

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