24 giugno 2019

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24.12.2018

Addio a Rotem, l’ultimo eroe della liberazione del Ghetto

Israele ha reso omaggio a Simcha Rotem (Ratajzer), l’ultimo sopravvissuto dei combattenti nella Rivolta del Ghetto di Varsavia del 1943, morto a 94 anni. Il giovane ebreo polacco che con il nome di battaglia Kazik si oppose armi alla mano alla schiacciante superiorità nazista, è stato una leggenda. E oggi sarà ricordato in tutte le scuole. Del resto in Israele - a differenza del resto del mondo - il Giorno della Memoria si celebra non il 27 gennaio (data della liberazione di Auschwitz) ma nella ricorrenza dell’insurrezione nel Ghetto, il 19 aprile 1943. Rotem era nato a Varsavia nel 1924. Aveva 15 anni quando la Germania nel 1939 invase la Polonia dando inizio alla Seconda guerra mondiale. Nel 1942 Rotem si unì all’Organizzazione ebraica di combattimento del Ghetto di Varsavia, impegnata nella resistenza armata contro i nazisti. L’anno dopo, i tedeschi diedero inizio all’attacco finale per svuotare il Ghetto dei suoi ultimi 70mila residenti. La rivolta divampò alle 6 del mattino del 19 aprile durante la Pasqua ebraica, e durò fino al 16 maggio. Meglio morire - raccontò Rotem - che finire nelle camere a gas di Treblinka dove i nazisti avevano inviato già 300mila ebrei. Per poco meno di un mese l’Organizzazione si battè, a prezzo di sacrifici inauditi, contro le preponderanti forza tedesche per infine cedere. Poi cominciarono i rastrellamenti nazisti, ma Rotem riuscì a sopravvivere. «Seduto sulle rovine del Ghetto», raccontò più tardi, «ho immaginato di essere l’ultimo ebreo, forse in tutta Varsavia». Il giovane non abbandonò però la lotta continuando a combattere, insieme alla Resistenza polacca, fino alla liberazione del Paese. Nel 1946 emigrò in Israele e partecipò alla nascita dello stato combattendo nell’esercito ebraico. Per anni, dopo, è stato un manager di una catena di supermarket, onorato da tutti per il suo passato e il suo presente, ma senza mai dimenticare i suoi compagni uccisi a Varsavia. •

Massimo Lomonaco
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