24 agosto 2019

Cultura

Chiudi

16.06.2019

Addio a Zeffirelli, una vita dedicata a teatro e cinema

Franco Zeffirelli con il David Speciale di DonatelloIl regista Franco Zeffirelli si è spento nella sua casa romana all’età di 96 anni
Franco Zeffirelli con il David Speciale di DonatelloIl regista Franco Zeffirelli si è spento nella sua casa romana all’età di 96 anni

In passato la regina d’Inghilterra ha fatto baronetti anche artisti popolari come i Beatles o Elton John. Ma Franco Zeffirelli, scomparso all’età di 96 anni (era nato a Firenze il 12 febbraio 1923), è stato l’unico regista italiano che poteva fregiarsi del titolo di cavaliere dell’ordine dell’impero britannico (KBE) da quando l’ambita onorificenza gli fu appuntata nel novembre del 2004. Si faceva volentieri chiamare Maestro e certamente, da fiorentino purosangue, amava pensarsi come il rigoglioso frutto di una bottega che ebbe in Luchino Visconti il primo maestro. Era appena diplomato all’Accademia di Belle Arti quando il principe milanese lo volle per allestire le scene teatrali di «Troilo e Cressida» (1949) per poi chiamarlo, come assistente, sul set di «La terra trema». COMINCIAVA così un sodalizio vitale, burrascoso e fecondo che coinvolse gli affetti di Zeffirelli, la sua formazione estetica, la sua carriera. Senza Visconti, probabilmente il giovane orfano (il padre lo aveva riconosciuto solo quando aveva 19 anni, la madre morì quando era bambino) non avrebbe calcato i palcoscenici più famosi, non sarebbe diventato amico e confidente di stelle come Anna Magnani, Maria Callas o Richard Burton, non avrebbe potuto debuttare dietro la cinepresa già nel ’57 (con «Camping») dopo un tirocinio che lo aveva affiancato a Francesco Rosi sul set di «Senso» (1954). Eppure quella cavalcata folgorante e fortunata fu anche il segno critico che per molti anni non avrebbe abbandonato l’immagine di Zeffirelli, fino a diventare un vanto e una maledizione: lo hanno descritto come un calligrafo, un esteta, uno scenografo vestito da regista. E invece onestà vuole che si ricordi il suo vibrante documentario sull’alluvione di Firenze (1966) con la voce narrante proprio di Burton e poi una coppia di successi planetari come «La bisbetica domata» (che nel ’67 riunì Richard Burton e Liz Taylor) e «Romeo e Giulietta» (1968). Il nume tutelare era la penna di William Shakespeare, sua la lingua che aprì al regista italiano le porte della fama internazionale, tutti italiani il gusto e la cultura che rivitalizzavano le due grandi tragedie elisabettiane. Quattro anni dopo l’operazione si ripeteva nel nome di San Francesco con «Fratello sole, sorella luna» (1972). Ormai Zeffirelli era una star, eppure un pregiudizio negativo lo avrebbe accompagnato sempre per il suo gusto anticonformista di smarcarsi costantemente dalle correnti del pensiero dominante. Polemico, feroce nei giudizi, scoperto nelle fragilità personali, orgogliosamente fazioso, dalla politica allo sport, Zeffirelli si ritenne a lungo uno straniero in Italia. L’altra sua anima era quella cattolica, che trovava radici nel magistero di Giorgio La Pira, carismatica figura della fede in politica e che fu suo istitutore al convento di San Marco. Non era certo uno sperimentatore Zeffirelli, eppure proprio nel ’74 si cimentò con la tv filmando la cerimonia dell’Anno Santo e poi, due anni dopo, dirigendo per la Rai, il kolossal «Gesù» con Robert Powell nei panni del Cristo. Ma appena possibile si rifugiava in teatro. LA SUA «AIDA» verdiana fece storia, ripetutamente fu chiamato ad aprire la stagione della Scala di Milano. Era come se questo secondo amore assorbisse tutte le sue energie da quel punto in poi. Non abbandonò mai il cinema, ma sono rari i titoli capaci di fare storia nella sua maturità, da «Il giovane Toscanini» (contestato a Venezia nel 1988) a un modernissimo «Amleto» (1990) con Mel Gibson. Nel ’94 entrava in Parlamento, eletto senatore a Catania per Forza Italia. Tuttavia anche nella cultura liberale il suo anticonformismo disturbò più d’uno e le sue proposte per la cultura e l’ambiente non ebbero seguito. I riconoscimenti che scandiscono la sua carriera sono relativamente pochi: c’è da riflettere sul fatto che nessun grande festival, e neppure l’Oscar abbia voluto riconoscere il suo indubbio talento. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Sondaggio

Dopo gli attentati dei terroristi islamici a Parigi, quali misure andrebbero adottate dall'Italia?
ok