22 maggio 2019

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03.02.2019

«Io a Sanremo per la settima volta Orgoglio e magìa»

Federica Quaranta: la trentottenne violinista bresciana da dopodomani suonerà con l’Orchestra Sinfonica del Festival di Sanremo
Federica Quaranta: la trentottenne violinista bresciana da dopodomani suonerà con l’Orchestra Sinfonica del Festival di Sanremo

Al settimo cielo. Al settimo Festival. «A volte ce la caviamo con 6-7 ore di prove al giorno, a volte ne servono 10», sorride Federica Quaranta, che impermeabile alle fatiche sanremesi ha imparato a diventarlo col tempo. Di anno in anno, edizione per edizione. Quella che inizia dopodomani sarà la numero 7, la prima sotto il segno di Claudio Baglioni, per la violinista bresciana, all’Ariston con l’Orchestra Sinfonica di Sanremo in qualità di musicista aggiunta. Decisamente eclettica, altrettanto esperta, sicuramente entusiasta: «Sono giorni caldissimi, non c’è nemmeno il tempo di pensare, ma l’atmosfera è sempre fantastica - racconta dalla Riviera -. E a questo punto non vedo l’ora di cominciare». Emozionata? Un po’. Il giusto. L’emozione del primo Festival rimarrà unica. Era il 2011, è passato tanto tempo. Cosa ricorda? Tremavo. La trasmissione si è aperta con Antonella Clerici che passava le consegne a Gianni Morandi. La sensazione fortissima che ho provato… Non la dimenticherò mai. Musicista, autrice, interprete. E 7 edizioni a Sanremo, con 2 anni di pausa. Sì, l’ultima volta è stata nel 2016, poi mi sono presa un paio di anni sabbatici, nel ’17 e nel ’18, perché ero in tournée: prima con Renato Zero, poi con l’orchestra tedesca World Peace Philarmonic in Cina. Com’è stato ritrovare il teatro sanremese? Bellissimo! L’atmosfera è magica. Sono fiera di essere qui. Da un presentatore all’altro. Due Festival con Morandi, 3 con Fazio, 2 con Conti, adesso Baglioni: persona carinissima, un grande artista e un signor musicista. Quando proviamo con lui sembra di ascoltare un disco! Anche Morandi era simpaticissimo con l’orchestra. Cosa pensa delle polemiche nate dalle dichiarazioni pro migranti di Baglioni nella conferenza di lancio del Festival? In questi giorni, durante le prove, non ne abbiamo mai parlato. Comunque io penso che ognuno è libero di esprimere la propria opinione e deve poterlo fare anche se è un personaggio visibile. Se tutti cercano sempre e soltanto di essere politically correct, non viviamo più. Sarà il Festival del buon gusto? Se Claudio Baglioni è un direttore artistico di grande eleganza, i suoi compagni di viaggio lo completano perfettamente. Claudio Bisio è a dire poco favoloso, Virginia Raffaele è una grandissima professionista. Le risate saranno assicurate. Sanremo un po’ bresciano, quest’anno. Verissimo. Oltre a me ci sono Einar Ortiz e Francesco Renga. Tre bresciani sul palco! Con Renga ha già lavorato. Sì, nel tour orchestra e voce, per alcune date. In teatro ci siamo salutati, prima di cominciare. Meraviglioso fare musica con lui. Einar dal canto suo è più giovane, ma se la cava già alla grandissima. Non trovo in lui quell’impacciataggine che caratterizza di solito i ragazzi debuttanti. Con i talent si è abituato ai riflettori. Riavvolgendo il nastro? Mi tornano in mente episodi divertenti. Durante le trasmissioni noi dell’orchestra ridiamo tantissimo, partecipiamo attivamente agli sketch. Molte gag sono più spontanee di quanto la gente possa credere: non sempre c’è una traccia scritta, spesso si segue l’emozione del momento. Ricordo uno scivolone di una modella. E la famosa farfallina tatuata di Belen; ero sotto il palco. E i Take That, che per me sono sinonimo di adolescenza. Tutti e quattro a un metro da me; più invecchiano, più diventano affascinanti… Molto intriganti! Un impegno via l’altro: da tempo si divide fra leggera e classica. Cosa preferisce? In Italia lavoro principalmente con la leggera, all’estero con la classica. Ho 38 anni e sono contentissima così. Faccio pop da tanti anni e mi piace, anche se adesso vorrei fare uno step, un passo avanti. Suono nel quartetto Les Déjàvu, inoltre con il mio progetto solista Faith ho pubblicato il singolo Angel e in estate uscirà l’inedito «The earth makes sound in the dark»: elettronica, voce e violino. Spero che i miei sogni diventino realtà. Le soddisfazioni non le sono mancate in questi anni, al di là del Festival. Sono stata primo violino a X Factor 2018 e prima viola in tutte le date del tour di Renato Zero. Ho accompagnato in tour anche Renga, Cocciante, Mannoia e i Pooh, che per me incarnano la semplicità: i concerti con loro sono stati fra i più belli della mia vita. Con Ligabue ho registrato come viola e voce solista alcune tracce della colonna sonora del film «Made in Italy». I tour sono spesso avventurosi. Ho viaggiato in qualunque condizione. Ricordo un Forte dei Marmi-Lamezia, in sei in un furgone: lungo per lungo, abbiamo deciso di fermarci il pomeriggio alle Terme di Saturnia. Ore e ore di trasferta, ma non tutto il male vien per nuocere se la compagnia è quella giusta. Musica, ma non solo. Mi sono diplomata in violino nel 2003 con gli insegnamenti del maestro Filippo Lama e in viola nel 2016 con il maestro Luca Morassutti, al conservatorio Marenzio di Brescia. A settembre ho ottenuto la laurea magistrale di Psicologia clinica; nel 2012 l’avevo presa in Sociologia. Come ha cominciato a suonare? L’esempio da seguire in famiglia c’era: mio zio violinista. A 6 anni e mezzo già dicevo che avrei suonato il violoncello. Purtroppo alle elementari, alla scuola Torricella in città, nella classe di violoncello non c’era posto, mia mamma mi ha detto «Ascolta, proviamo con il violino». Ho provato, è andata bene. Mi sono iscritta alle medie annesse al Conservatorio, prendendo i diplomi di violino e viola. Adesso, quando torno a Brescia, ogni volta mi devo riprendere. Guardo casa come se non la conoscessi. Com’è fare la musicista in Italia? La verità è che tutto il mondo è paese. Da italiana posso dire che la Germania è meglio, ma un tedesco ti direbbe che l’America è meglio, quindi tutto è relativo e io che non voglio denigrare ciò che c’è qui in Italia. Purtroppo la situazione delle orchestre riflette il momento culturale che stiamo attraversando. Non si investe nella cultura, le orchestre risentono del budget, i concerti interessano ancora alla gente ma per i musicisti i cachet sono diminuiti. Cosa le piace ascoltare? Rock, metal. Dream Theater, Bon Jovi. Un mio sogno è vedere un giorno a Sanremo come concorrenti dei musicisti metal. Trova spazio per un passatempo? Sono una grandissima sportiva. Mio padre, che scia benissimo, mi ha messa sugli sci quando avevo un anno e mezzo. Adoro le Dolomiti, andrei a vivere in Trentino non oggi: ieri! Lo voglio troppo, adoro il contatto con la natura. Anche per questo vado a correre tre volte alla settimana, circa otto chilometri ogni volta. Adoro il trekking, camminare in montagna mi rilassa, mi fa sentire bene. Un giorno riuscirò a trasferirmi, a cambiare vita.

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