14 luglio 2020

Cultura

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30.05.2020

Quegli animali da amare nel Mare del Nord

Giorgio Maria Griffa: «Another tail», acquerello, 2018, 48x77cm
Giorgio Maria Griffa: «Another tail», acquerello, 2018, 48x77cm

«La fredda costa della Groenlandia è sterile e spoglia. Lì non si conosce il tempo della semina, né del raccolto. Gli uccelli qui cantano dolcemente sulle montagne e nelle vallate, ma là non si trova nessun uccello che canti alla balena». Un verso scozzese attribuito a George Scroggie, a metà Ottocento. L’artista lo ascoltò oltre un secolo dopo. ERA IL 1970, alla «Ricordi», in Galleria a Milano. Giorgio Maria Griffa entrò in una di quelle piccole cabine nelle quali si poteva ascoltare un album, prima di acquistarlo. Un primo appuntamento per conoscersi. «WHALES & Nightingales», balene e usignoli, era il titolo e Judy Collins l’interprete. «Farewell to Tarwathie», la ballata che descriveva l’addio al piccolo centro scozzese sul Mare del Nord, era cantata da una delle più famose interpreti della musica folk americana. Un saluto sospeso tra i suoni delle balene, impressi nella traccia. Così diversi e misteriosi, emessi da esseri così grandi da essere difficili da immaginare, così magici e sommersi da essere prodotti nel loro capo, da uno scontro inabissato tra aria e acqua. GLI ACQUERELLI di Giorgio Maria Griffa - esposti nella Galleria dell’Incisione a partire da oggi e fino al 15 luglio nell’ambito della mostra «Cetacea 2 – L’incantatore di balene» - sono l’essenza di un viaggio costante in cui capodogli, megattere e balenottere sono divenuti gli indiscussi protagonisti della sua arte, dopo un lungo passato sullo sfondo dei tanti chilometri percorsi per scoprire il mondo. GRIFFA torna a Brescia due anni dopo e lo fa con questi nuovi acquerelli, con il desiderio immutato di ritrarre «delle balene, belle, in belle pose, perché chi le vede le ami». Da sempre al centro della sua ricerca, dei suoi viaggi al Nord e dei suoi racconti di paesaggi marini e fari. Il viaggiatore che ha trovato nell’acquerello la sua bussola riprende a far brillare questi animali. Riparte, Griffa, dai loro numeri «senza pari: come i 30 metri della Balaenoptera musculus con i suoi 110.000 chili, l’animale più grande del pianeta – descrive l’artista biellese -, E il campione tra gli Odontoceti, dotati di denti, il capodoglio, Physeter macrocephalus: la balena come la si immagina, con i suoi 15.000 chili». I SEGNI bianchi e neri dei suoi acquerelli sono le membrane cangianti della maestosità ed eleganza di questi animali, evoluzione di stile del suo interesse per «i disegni, spesso acquerellati poveramente ma molto intensi, fatti dai balenieri nell’800, per illustrare le lotte mortali tra i giganteschi calamari di profondità e i capodogli». Voltiamoci, salutiamo Tarwathie, e salpiamo verso il Nord. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fiorenza Bonetti
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