23 febbraio 2020

Cultura

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16.01.2020

QUEI FUORIUSCITI CHE FECERO STORIA

Antonello Fassari e Luigi Diberti protagonisti di «Fuoriusciti», a Brescia SERVIZIO AGENZIA FOTOLIVE/Filippo VeneziaIl pubblico del Mina Mezzadri per la rappresentazione diretta dal bresciano Pietro Maccarinelli
Antonello Fassari e Luigi Diberti protagonisti di «Fuoriusciti», a Brescia SERVIZIO AGENZIA FOTOLIVE/Filippo VeneziaIl pubblico del Mina Mezzadri per la rappresentazione diretta dal bresciano Pietro Maccarinelli

Sono due uomini che hanno superato la settantina don Luigi Sturzo e Gaetano Salvemini quando, nella primavera del 1944 si incontrano a New York in un tempo sospeso in cui gli Alleati stanno risalendo la Penisola e si sta per decidere il destino dell’Italia. Sono acciaccati nel fisico, ma hanno la mente lucida e si confrontano sulle idee che hanno ispirato il loro impegno politico. Don Sturzo è un cattolico democratico, fondatore nel 1919 del Partito Popolare, mentre Salvemini è un laico, un intellettuale inquieto, che in passato è stato anche socialista. Ci sono molte cose che li separano, ma molte ne hanno in comune. SONO ENTRAMBI antifascisti, credono che l’agire politico si debba fondare sulla giustizia e sulla libertà, sull’onestà e non sull’interesse individuale. Sono entrambi «fuoriusciti», come sprezzantemente li definisce Mussolini, perché, per le minacce ricevute, hanno dovuto lasciare l’Italia e hanno trovato rifugio negli Stati Uniti. Sono avversari, ma tra loro c’è un rapporto di stima che diventa quasi un’amicizia. «Fuoriusciti» è il titolo dello spettacolo, coprodotto dal Ctb e dallo Stabile di Torino, che è andato in scena con successo al Teatro Mina Mezzadri. Il testo è di Giovanni Grasso, giornalista e storico, che qualche anno fa aveva curato l’edizione del carteggio intercorso tra don Sturzo e Salvemini e dalle lettere ha tratto, con attenzione filologica, una drammaturgia non meramente celebrativa, che riesce a far emergere quanto sia stato importante e quanto sia ancora attuale il lascito delle loro idee. La regìa di Pietro Maccarinelli, autore anche della scena d’impianto realistico, costruisce un dialogo a due voci facendo leva su due interpreti di grande esperienza. Antonello Fassari è un don Sturzo pacato nei modi ma saldo nella sua fede, Luigi Diberti un Salvemini più acceso e arrabbiato. Sono entrambi bravissimi, anche perché devono fare i conti con la lingua sostanzialmente letteraria dei documenti a cui ha attinto l’autore. CON LORO è in scena Guia Jelo che dà colore dialettale al personaggio di fantasia della perpetua di don Sturzo, una donna siciliana emigrata in America, che interviene a vivacizzare il dialogo con «intermezzi comici». Lo spettacolo è una bella lezione sulla storia italiana del Novecento che ci riporta alle radici della nostra Repubblica e ci fa provare nostalgia per una politica fatta di confronto d’idee e non solo di twitter, di avversari che si rispettano e che, da posizioni diverse, sanno pensare il futuro guardando al bene comune. Ce n’è davvero bisogno. Il risultato è il frutto di un efficiente gioco di squadra. Le musiche sono di Antonio Di Pofi, le luci di Cesare Agoni che è anche direttore tecnico, i costumi di Mariella Visalli, Alessandro Gorgoni è aiuto regista e direttore di scena, Giacomo Brambilla è assistente alla direzione tecnica. Alla prima ha assistito un pubblico perlopiù d’invitati, che ha apprezzato il lavoro ed è stato generoso d’applausi. «Fuoriusciti» sarà in scena fino a sabato ogni sera alle 20.30 e domenica alle 15.30, sempre al Mina Mezzadri. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Francesco De Leonardis
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