17 gennaio 2020

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11.01.2020

QUI «HAMMAMET»: CRAXI 20 ANNI DOPO

Pierfrancesco Favino nei panni di Bettino Craxi: un’interpretazione che rasenta la mimesi
Pierfrancesco Favino nei panni di Bettino Craxi: un’interpretazione che rasenta la mimesi

Davvero, nel 1992, allo scoppio di Tangentopoli gli italiani erano nella stragrande maggioranza giustizialisti? La classe politica era così avida e corrotta? Vivevamo in questo mondo di ladri, altrimenti detto partitocrazia? Alla visione di «Hammamet», il film che racconta gli ultimi mesi di vita di Bettino Craxi (il 19 gennaio saranno 20 anni dalla morte) nella sua villa sulla costa tunisina, si viene sfiorati dalla tentazione di vergognarsi almeno un po’ di quella sbornia forcaiola, ricordando soprattutto cosa si diceva del leader socialista latitante (o esule, dipende dai punti di vista) nel Paese nord africano. In una scena del film Craxi è davanti alla spiaggia di Hammamet, le mani sulla schiena per cercare di alleviare i dolori di un fisico sempre più minato dal diabete, dalla gamba in cancrena, dai problemi cardiaci e, successivamente, da un tumore al rene. Mentre il leader socialista dice «la gente crede che io sia qui a divertirmi», un gruppo di turisti italiani scende da un pullman, lo riconosce, gli si avvicina e inizia a inveire contro di lui al grido di «ladro, malandrino, malfattore», le stesse parole che, verso la fine, gli rivolge il prete rettore del collegio in cui il bambino Benedetto (il vero nome di Craxi) aveva rotto con una fionda, uno dopo l’altro, 3 vetri, e il padre Vittorio lo sottrae alla punizione. ALLA FINE del film la pietà umana per le condizioni di salute di Craxi e per la sua fine si sente, eccome. Ma, ricordando la storia, sparisce la tentazione di vergognarsi almeno un po’ per come eravamo in quel 1992. «Hammamet», inevitabilmente, riduce la parabola di Craxi ai suoi guai giudiziari, alle 2 condanne in via definitiva per corruzione e finanziamento illecito al Psi («Mi dispiace deludere qualcuno, ma la politica ha un costo», un’altra delle frasi), al segretario di un partito che, pur avendo avuto al massimo il 15,3 per cento come media nazionale nelle regionali del 1990, aveva goduto di un potere smisurato. Il Psi, negli anni d’oro, ha avuto il presidente della Repubblica (Sandro Pertini, quanto di più lontano dalla deriva partitocratica: «Ogni cosa che fa, profuma di bucato», scrisse di lui Indro Montanelli). Lo stesso Craxi è stato presidente del Consiglio dal 4 agosto 1983 al 17 aprile 1987. Per anni il Psi ha monopolizzato la poltrona di sindaco di Milano, e uno, Paolo Pillitteri, di Craxi era addirittura il cognato. Il leader socialista non è stato solo potere smisurato, starlette, Tangentopoli. È stato l’uomo che ha portato il socialismo italiano dal massimalismo al riformismo, che ha detto «no» agli americani a Sigonella (altra scena del film sulla spiaggia di Hammamet: il nipotino del leader del Psi che con i soldatini e un jumbo in miniatura riproduce la vicenda e la racconta davanti al nonno Bettino compiaciuto). IN «HAMMAMET» il nome Bettino Craxi non viene mai pronunciato e nemmeno quello di altri personaggi. Ma il protagonista del film è lui, «monsieur le president». Viene il dubbio che davvero, nei panni del leader socialista, ci sia Pierfrancesco Favino, perfetto in tutto: nel tono di voce, nel sorriso sarcastico e allo stesso tempo amaro, nell’andatura sicura da decisionista quando era al potere e in quella sempre più incerta degli ultimi mesi, nel respiro sempre più affannoso su cui Amelio insiste. La sua interpretazione giganteggia sul resto del cast. Credibili Claudia Gerini nel ruolo di Patrizia Caselli, l’amante che gli sarà vicina fino all’ultimo («Voglio che sia l’ultima cosa che vedo prima di morire», confessa Craxi alla figlia Stefania, che nel film si chiama Anita in omaggio alla passione craxiana per Garibaldi); Alberto Paradossi, somigliantissimo al suo personaggio, Bobo, il figlio di Craxi; Giuseppe Cederna, Vincenzo, il cassiere del Psi morto suicida che, subito la fine del discorso di Craxi all’Ansaldo, lo mette profeticamente in guardia dalla deriva che sta prendendo il partito. Le parole di Vincenzo non cancellano la pietà per la fine miseranda di Craxi, ma nemmeno i motivi per cui il leader del Psi si ridusse così. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Vincenzo Corbetta
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