21 ottobre 2019

Cultura

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21.09.2019

Rabbia e fede Frangi riceve il «Romanino»

Gli affreschi del Romanino
Gli affreschi del Romanino

«Non ho dubbi sulla fede del Romanino, benché drammatica, benché turbata da episodi strani». Era il 1965, e in una storica conferenza che si tenne a Brescia, Pier Paolo Pasolini così parlò della spiritualità atipica di Girolamo Romani, in arte Romanino. Una figura irrequieta e multiforme, capace attraverso la sua pittura di guardare all’epoca moderna anticipandone lo spirito. PER RICORDARE il grande pittore è nato il festival «I volti del Romanino. Rabbia e fede», promosso dal Comune di Pisogne con l’associazione Cieli Vibranti e giunto quest’anno all’ottava edizione. Tra gli eventi e gli incontri proposti, oggi pomeriggio alle 17, nella chiesa di Santa Maria della Neve di Pisogne, allo storico dell’arte Francesco Frangi verrà consegnato il tradizionale Premio Romanino, onorificenza assegnata negli anni al gallerista Massimo Minini, all’artista Christo, a Vittorio Sgarbi e Giordano Bruno Guerri e creata per celebrare personalità della cultura e dell’arte. «Quella di Pisogne è l’opera nella quale Romanino manifesta liberamente se stesso - spiega Frangi - Entrando in questa chiesa chiunque capisce chi è Romanino. Qui l’artista ha potuto avere una liberazione linguistica, nel segno della spontaneità, dell’immediatezza. Romanino è un pittore subito comprensibile, che parla con una schiettezza che all’epoca non era scontata. È il paradosso di un artista che quando lavorava faticava a far accettare il suo linguaggio alla committenza con la quale si interfacciava». Tra le sue opere, quella di Santa Maria della Neve assume la valenza di un nucleo lirico e personale. «Siamo nel 1534, una fase in cui nella cultura italiana si tende a imporre dei modelli normativi che fanno riferimento ai grandi maestri del classicismo con un linguaggio alto, nobile. Romanino a Pisogne può prescindere da quei modelli, per questo possiamo parlare di liberazione del linguaggio. Ricordando che questo avviene in un pittore che ha una grande cultura raffigurativa e che conosce bene i modelli classici, ma sa declinarli e tradurli in un linguaggio totalmente nuovo. Un linguaggio ai nostri occhi moderno, per immediatezza e intensità narrativa». IL PREMIO sarà dunque l’occasione per celebrare l’artista rispecchiandone l’opera nelle parole di uno studioso che lo segue da tempo. «Da trent’anni mi dedico alla storia dell’arte, occupandomi a più riprese della vicenda di Romanino, che è stato tra i miei artisti prediletti. Ricevere un premio nel luogo dove ha creato il suo capolavoro è entusiasmante non solo da un punto di vista professionale, ma anche umano». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Stefano Malosso
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