10 luglio 2020

Cultura

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12.05.2020

Radio Onda d’Urto apre il confronto sul futuro dei «live»

Prima fila di una serata nell’ultima Festa di Radio Onda d’Urto
Prima fila di una serata nell’ultima Festa di Radio Onda d’Urto

Una lettera per aprire una piattaforma di confronto sul futuro dei live, settore i cui tempi di ripresa sono tuttora «colpevolmente indefiniti dal Governo». La Festa di Radio Onda d'Urto si unisce in rete a Sherwood Festival e al Festival Alta Felicità della Val Di Susa per cominciare a ragionare su una congiuntura che rischia di portare al collasso un intero sistema, trascinando con sé il destino di centinaia di musicisti e lavoratori dello spettacolo: ieri la conferenza stampa virtuale per presentare il percorso di discussione proposto. «Questa volontà di aprire una discussione sul futuro dalla musica live e degli spettacoli dal vivo in Italia l'abbiamo varata a fine 2019 per porre questioni strutturali che già esistevano prima dell'emergenza Covid-19 -afferma Andrea Cegna, redattore di Radio Onda d'Urto e responsabile dell'iniziativa -. L'epidemia ci ha poi travolto e ci siamo presi tempo per capire come stavano cambiando gli scenari. Alla base però resta l'idea che quella attuale sia un'importante fase di snodo per il futuro di un settore che muove economia, che coinvolge un importante flusso di pubblico. Anche se a noi che abbiamo alle spalle una lunga e importante tradizione con la Festa di Radio Onda d'Urto interessa approfondire questo problema non solo sotto il profilo della prospettiva economica ma anche di quella culturale». LA PANDEMIA offre un'occasione per riflettere sul «qui ed ora», ma anche per immaginare e ripensare completamente i destini di un intero sistema. Ragionando su un'idea di «resilienza» che possa essere utile non tanto a tornare alle condizioni originarie ma ad assumere nuove forme. Le principali problematiche evidenziate? Scarsa attenzione ai festival indipendenti, rischi per le realtà nelle quali la musica viene ancora considerato come un diritto sociale, nessuna tutela per i lavoratori del settore, aumento incontrollato di spese e prezzi dei biglietti. «La posta in palio è alta – conclude Cegna -. Dobbiamo metterci in gioco, abbandonare interessi specifici, non avere paura di cambiare, facendo delle scelte e mettendo in campo rapporti di forza che possono fare la differenza». Da qui l'appello dei firmatari al confronto con chi «vorrà provare a costruire un futuro diverso e possibile, per molti e per molte, con e per la musica». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

C.A.
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