28 settembre 2020

Cultura

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03.06.2020

RINASCERE IN UN CLICK

Gli scatti di Mauroner in mostraRenato Corsini, classe 1950, in uno scatto di Gianni Berengo Gardin«String», fra le opere che si potranno ammirare fino al 2 agosto«Top & Leaf», di Christopher Broadbent: in esposizione da sabato
Gli scatti di Mauroner in mostraRenato Corsini, classe 1950, in uno scatto di Gianni Berengo Gardin«String», fra le opere che si potranno ammirare fino al 2 agosto«Top & Leaf», di Christopher Broadbent: in esposizione da sabato

Parola d’ordine: riavvolgere il nastro. E ripartire. «Dentro la permanente» con Eros Mauroner e i suoi «Piccoli oltraggi a grandi opere» (da sabato al 5 luglio), per ravvivare il focus sulla fotografia bresciana. Verso «Il grande incanto» di Christopher Broadbent (da sabato al 2 agosto), per approfondire l’opera still-life di un autore che ha reso lo studio della luce un’arte. La sua. «Non mancheranno i motivi per venirci a trovare», sorride Renato Corsini. Curatore della mostra dell’autore londinese, anima del MaCof che delle istantanee ha fatto un tempio per il tempo di oggi e a venire nelle sale del MoCa, in via Moretto 78, nel cuore della città. E quel tempio, adesso, può tornare a pulsare (dal venerdì alla domenica, dalle 15 alle 19). Si riapre: sensazione? Citando Enzo Tortora, dove eravamo rimasti? Ripartiamo da lì. È una rinascita. Tutto come prima, tre mesi dopo. Ma non potrà essere come prima. Naturalmente. Importante, però, poter riprendere ciò che era programmato. Le mostre sono di fatto posticipate di tre mesi, tranne il Photo Festival. Di quello si riparlerà nel 2021. Inevitabile rimandare di un anno. Faremo, anche in questo caso, tutto quello che avevamo previsto. Solo, più avanti. Abbiamo vissuto un periodo storico senza precedenti. Ci sono immagini già iconiche, come la passeggiata mattutina nella città deserta di Papa Francesco. Come le sembra che la fotografia abbia immortalato questi mesi di clausura e sofferenza? Sinceramente, a parte alcuni scatti simbolo come quello del pontefice, ho assistito a un’omologazione generalizzata. La stragrande maggioranza dei fotografi ha documentato di continuo piazze vuote. Non avrebbero dovuto? Senz’altro, ma l’hanno fatto tutti e a un certo punto quelle piazze non ce l’ho più fatta a vederle. L’eccezionale che si fa normalità. La città vuota, la straordinarietà di quell’immagine, è diventata ordinaria. E noi non dobbiamo essere banali. La noia nemica dell’arte. Come la si aggira in un caso simile? Quando mi hanno chiesto mandare foto, in quest’ultimo periodo, ho mandato immagini della città stracolma. Piazza Vittoria inondata di musica, le notti della cultura, Brescia bella e vitale quando la gente era tranquillamente in giro. Ritrovare quel che si era perduto poteva stupire. La piazza vuota la vedevamo tutti i giorni. Tornerà a riempirsi come una volta? Sicuramente. Sono venuto a fare un giro a Venezia per il 2 giugno: tante persone in giro, nessuno indossa la mascherina. La gente dimentica velocemente. Per le gallerie non sarà così automatico. Vero. I musei, fra l’altro, riaprono nel momento peggiore della stagione. A giugno tutti hanno voglia di uscire dal letargo invernale, figurarsi dopo una quarantena di mesi. Chi ha voglia di chiudersi in un museo dopo tanto tempo passato a casa? Da noi poi non c’è la movida. Ma una socializzazione diversa, volendo. Penso e spero che settembre riporti l’attenzione sulla cultura, ora in secondo piano. Massimo Minini lancerà dal 21 giugno a Brescia «Art Drive-In», la prima mostra italiana che si potrà visitare comodamente seduti in macchina. Cosa ne pensa? Massimo è da sempre una fucina di iniziative. Il più delle volte sono anche provocazioni. Questa è interessante, ma non è il futuro. Semmai una forma nuova di presente. Comunque è lo stile di Massimo, che funziona assai bene. È un grande amico. Sa sempre quello che fa. Tornando al MaCof. Come definirebbe la mostra di Broadbent? Questa rilettura di nature morte trasmette quiete. Direi che è l’elogio della lentezza, attinente all’esperienza che abbiamo appena vissuto. Arte bella, interessante. Come quella bresciana, che il MaCof non dimentica. Tutt’altro. E siamo contenti di ripartire dallo sguardo di Mauroner. La fotografia può cambiare il mondo, come ha detto su queste colonne il suo collega Filippo Venezia? La fotografia documenta il grande e il piccolo, l’universale e il particolare. Io in quarantena imbandivo la tavola abbinando i colori nel modo giusto per il gusto d’immortalarla di volta in volta. Uno scatto riuscito non cambierà il mondo, quello è purtroppo soltanto un sogno, ma di sicuro può fare questo. Dare un senso al tutto.

Gian Paolo Laffranchi
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