21 gennaio 2021

Cultura

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30.06.2020

RIVALI MA UNITI PER SOPRAVVIVERE

Superlavoro per i medici durante la pandemia, soprattutto in un territorio terribilmente colpito FOTOLIVELa copertina del volume sulla lotta alla pandemiaGiuseppe Spatola: vice pres. dei cronisti lombardi
Superlavoro per i medici durante la pandemia, soprattutto in un territorio terribilmente colpito FOTOLIVELa copertina del volume sulla lotta alla pandemiaGiuseppe Spatola: vice pres. dei cronisti lombardi

«Ci hanno lasciato molte persone a noi care, un’intera generazione non c’è più: sono andate via senza il conforto dei loro cari. Ci sarà bisogno di un momento di elaborazione di questo grande lutto»: sono le parole di Ezia Maccora, presidente aggiunto dell’ufficio Gip del tribunale di Milano a Bergamo e giudice nel caso di Yara Gambirasio. Come molte altre persone ha contratto il virus a marzo e poi, dopo una lotta estenuante in ospedale, è guarita: la sua testimonianza è una delle numerose voci raccolte nel libro «La storia del Coronavirus a Bergamo e Brescia» (166 pagine, 12,90 euro), scritto dal vice presidente dei cronisti lombardi Giuseppe Spatola, redattore e firma delle pagine di cronaca di Bresciaoggi, uscito nei giorni scorsi per Typimedia. «UN MOMENTO di elaborazione»: è ciò di cui hanno bisogno non soltanto molti ex contagiati (tra cui lo stesso Spatola) ma l’intera popolazione di due città il cui tessuto sociale, affettivo e produttivo è stato lacerato dalla pandemia da Coronavirus. Per questo occorre parlarne in modo preciso e approfondito, come fa la panoramica che in 10 capitoli indaga la storia del Covid nei due territori lombardi: si parte dai primi casi sospetti per immergersi nella «lunga notte del virus» e poi, piano piano, seguire in fondo al tunnel la luce che ha portato non alla salvezza ma almeno a un assestamento dello shock subito. Il morbo si è intravisto all’orizzonte, in qualche increspatura seguita da nuvole sempre più minacciose: i primi casi, accompagnati dal presentimento inquietante che il paziente 1 fosse in realtà «il paziente 300» e il contagio già circolasse, ignorato e indisturbato, da ben prima di febbraio. Poi i primi malati ufficiali e un conteggio a due cifre, che ancora faceva sperare in un rapido esaurimento della calamità, come una tempesta devastante ma passeggera. Invece, troppo presto, l’onda si è gonfiata: il virus ha travolto i due comuni come uno tsunami, spazzando via il falso senso di sicurezza e imponendo una nuova, allucinata normalità. UN RACCONTO di dolore, con i suoi personaggi: quelli istituzionali, come i sindaci Del Bono e Gori o le grandi figure religiose, ma anche le persone comuni, ciascuno protagonista della propria, insostituibile storia. Persone come Eliana Mismetti, postina di Nembro, costretta in quarantena ad abbandonare i pacchi sulle porte di case silenziose; Diego Bianco, operatore del 118 di Bergamo, sempre pronto a diffondere al telefono coraggio e speranza contro il male che lo ha portato via; Francesco Capuzzi di Cigole, detto «Pischì», una delle primissime vittime della pandemia. Nell’ora più dura Bergamo e Brescia, note per l’efficiente etica del lavoro, hanno mostrato il loro volto più dolce, sfoderando quella generosità che è la vera risorsa di queste terre: fabbriche che convertono la produzione per fornire valvole salvavita, artisti pronti a far sentire la loro vicinanza, ultras dimentichi delle rivalità e uniti nel dramma. L’abbraccio tra la Leonessa e la Dea, fra Brescia e Bergamo, non è una semplice conciliazione sportiva, ma il simbolo di un sentimento più grande. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Anna Castoldi
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