29 ottobre 2020

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21.09.2020 Tags: Libri

Rossana Rossanda la ragazza del ’900 che ruppe col Pci

L’ultimo suo intervento a Brescia risale al 2006. Rossana Rossanda, comunista «eretica», fondatrice del Manifesto, scomparsa ieri all’età di 94 anni, partecipò in un affollatissimo auditorium San Barnaba alla presentazione del suo libro «La ragazza del secolo scorso», una sorta di racconto della sua vita segnato dalla politica come educazione sentimentale. Lei nata e cresciuta a Pola, nel cuore dell’Istria allora italiana, di estrazione borghese, allieva del filosofo Antonio Banfi, razionalista conquistato dal marxismo, ha attraversato tutte le vicende della sinistra italiana del dopoguerra sempre con un approccio critico. Dai primi dubbi dopo l’arrivo dei carri armati sovietici a Budapest nel 1956 fino alla rottura con il Pci dopo l’occupazione della Cecoslovacchia nel 1968 da parte dell’Urss, non ha mai accettato il dogmatismo della dirigenza comunista. Nel 1969 le sue posizioni di contestazione la porteranno all’espulsione dal Pci dopo aver fondato il gruppo del Manifesto (che nel 1971 darà vita all’omonimo quotidiano) insieme a Luigi Pintor, Lucio Magri e Valentino Parlato. Quattordici anni fa nel suo intervento a Brescia riferendosi alla posizione del Pci e al suo legame con l’Unione Sovietica disse: «Continuo a credere che fu un errore non parlare, un errore consapevole da parte della dirigenza del partito che pensò che non si poteva dire alla base la verità. Ma credo anche che oggi sia ancora indispensabile avere una struttura con cui combattere il potere costituito». Da giornalista fu l’unica insieme a Carla Mosca che riuscì a convincere il capo delle Brigate Rosse, Mario Moretti, a parlare in un’intervista del caso Moro. Amica di Jean Paul Sartre, aveva vissuto a lungo a Parigi, da dove era tornata due anni fa, stabilendosi a Roma, in una casa nel quartiere Parioli. Nel 2012 prese le distanze anche dal suo Manifesto con una lettera che prendeva atto dell’«indisponibilità al dialogo» da parte della compagine redazionale. L’anno scorso in un’intervista aveva confessato di non riconoscersi nell’Italia attuale: «Il clima di adesso è pieno di risentimento. Tutti ce l’hanno con tutti». NON AVEVA risposte precostituite, ma si interrogava sul crollo delle speranze che da comunista aveva fatto sue. Nel 2011 aveva accompagnato in Svizzera per il suicidio assistito Lucio Magri, compagno di tante battaglie. Un momento «tristissimo», così l’aveva definito. Di sé negli ultimi anni diceva che era stata la bellezza del mondo a salvarla. Con la religione il discorso non era chiuso. Pur non avendo più «un’idea di Dio dall’età di 15 anni» considerava il cristianesimo «una grande cosa», affascinata da Paolo e Agostino e soprattutto da Dietrich Bonhoeffer, il teologo luterano martire nei lager nazisti. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

M.GIA.
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