25 agosto 2019

Cultura

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12.01.2019

Sarenco non si commemora: si fa azione

Un momento dell’evento-tributo alla figura di Sarenco, ieri in città
Un momento dell’evento-tributo alla figura di Sarenco, ieri in città

«Nella vita e in poesia l’unico criterio è la trasgressione». Figurarsi se vita e poesia coincidono e dentro ci finiscono pure arte, paradosso, avanguardia, genio, follia, spericolatezza e tutto il resto. Visioni, tensioni e istinti picareschi ancora vivi su una tela bianca disseminata di lettere - un po’ collage dada un po’ disordine come condizione mentale ed esistenziale -, fra manici di scopa e spray di un blu profondo: gesto estemporaneo, tracce scalfite. 1945-2017, per non dimenticare: il passaggio fugace su questa terra oscena e fantastica di Isaia Mabellini e del suo alter ego Sarenco, che insieme confondendo identità e confini hanno contribuito a renderla un luogo migliore e che ieri verso sera al MoCa, nel cuore della città, complice il primo buio si sono manifestati in sprazzi anarchici e cristallini evocati nella performance simbiotica di Giovanni Fontana e Julien Blaine, totalmente assorti in azione simbiotica, alle origini della specie (più unica che rara) cui appartenne «the travelling poet». Dal necrologio d’artista, tra le altre croci affisse su pannelli nell’installazione surrealista/fatalista: «Breton è morto». «Apollinaire è morto». «Marinetti è morto». «Campana è morto». «Majakovskij è morto». «Esenin è morto». «Prévert è morto». Poi, lui. «Sarenco è vivo». Anche se lui dirà: «Ho continuamente creato degli scandali per spiegare me stesso, per questo ho perso moltissimo tempo. Sono invecchiato anzitempo in attesa di rivoluzioni». DI PROVOCAZIONI, spesso illuminanti, invece ne ha sparse parecchie lungo la strada e Giovanni Fontana e Julien Blaine - su ispirazione di Renato Corsini, direttore del Macof, Albano Morandi e Fondazione Berardelli – hanno contribuito a farle rivivere in tutta la loro foga per un’oretta comoda ma per nulla condiscendente. Una serata avulsa dall’ordinario, ironica, acuta e pungente, com’era nel suo stile. Dai fianchi del Garda al resto del mondo, spaziando anche attraverso intensi momenti di «azione lettura» interpretati sempre da Blaine e Fontana, equilibristi in bilico tra giustapposizioni di onomatopee, allitterazioni, silenzi, isterismi controllati e altre diavolerie, hanno reso grazie agli impulsi eclettici ed elettrici generati dalla sua «lingua senza ossa». E da un cervello affilato come la lama di un rasoio, che incide oggi come ieri e forse anche di più. Poetic Boom Boom! «Non una commemorazione – hanno ribadito gli organizzatori prima del lungo applauso in loving memory of: Sarenco - ma un ritrovo dove auspicare per il futuro una rivalutazione della sua opera». •

Elia Zupelli
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