14 agosto 2020

Cultura

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11.07.2020 Tags: Libri

Sci e doping, se lo sport diventa un thriller

La copertina del romanzo
La copertina del romanzo

Sulla copertina compare un candido, sinuoso sentiero sul quale si intravvede un minuscolo sciatore; il tracciato nevoso è avvolto da una selva di abeti. L’illustrazione, di forte impatto, è in piena sintonia con lo scenario de «La pista» (Einaudi stile libero big, pp. 530, traduzione di Margherita Podestà Heir) ultimo romanzo giallo dell’acclamata autrice norvegese Anne Holt, che ha alle spalle vari best seller mondiali e un curriculum di tutto rispetto, essendo anche giornalista e avvocato e avendo ricoperto la carica di ministro della Giustizia del suo Paese tra il 1996 e il ’97. Quest’ultimo thriller indaga nel mondo dello sport e in particolare nella diffusa piaga del doping che qui tocca l’emblema sportivo scandinavo stesso, lo sci di fondo. Le ricerche sono affidate ad un nuovo personaggio, la cinquantenne Selma Falck, un tempo campionessa di pallamano e successivamente apprezzata avvocato precipitata in una vita miserevole, allontanata da marito e figli, a causa della smodata passione per il gioco d’azzardo. Un declino che l’ha portata al tracollo economico e alla sottrazione di cifre considerevoli a danno di un ricco imprenditore suo conoscente, Jan Morell. Eppure è proprio costui che le offre un’occasione di riscatto spingendola a investigare sull’accusa di doping piombata ingiustamente addosso alla figlia adottiva, Hege Chin, un asso della Nazionale di sci di fondo norvegese, destinata a partecipare alle Olimpiadi. A complicare la situazione ecco la morte, che in un primo tempo sembra accidentale, di un altro grande campione di sci, Haakon Holm-Vegge di cui ben presto viene riscontrata la positività alla stessa sostanza trovata nel sangue di Hege. Si tratta forse di un duplice sabotaggio? La vicenda si sviluppa in una decina di giorni, dal 7 al 17 dicembre 2017 scandita in una sequela di capitoletti, con un’appendice finale relativa ad eventi di quarant’anni prima, il 29 dicembre 1977, che vogliono essere una sorta di prodromo e di spiegazione a quello che sarebbe accaduto molto tempo dopo. Le indagini di Selma scoperchiano uno sport marcio, macchiato dalla corruzione e dalle macchinazioni che non risparmiano nessuno dei dirigenti della Federazione norvegese e neppure la corte che vi ruota attorno di medici, fisioterapisti, impiegati, individui in diversa misura proni al loro interesse e votati agli imbrogli e ad insabbiare le pratiche più delicate. LA DONNA cerca la verità dapprima a fatica e senza grande convinzione ma a poco a poco la trova, aiutata anche da un giornalista e soprattutto da uno strano personaggio l’homeless Einar Falsen, ex poliziotto che un tragico fatto del passato ha segnato per sempre. È una figura potente, che conferisce al romanzo un’aura particolare. Meno ci ha convinto il ricorso ad una sorta di intervalli che suggellano la conclusione di ogni giornata e che la Holt definisce «sceneggiature» basate sul dialogo tra un uomo e una donna misteriosi che in un primo tempo sembrano non avere alcun nesso con le vicende sin lì narrate. Ci è sembrato un escamotage che poco aggiunge alla storia se non per scoprire, alla fine, il rovello interiore in cui si è dibattuto per anni il principale colpevole. Anche stavolta la scrittrice conferma la fama di abile tessitrice di trame in cui l’indagine non è solo poliziesca ma tende sempre a cercare le convinzioni più intime, che hanno determinato una decisione estrema. •

Betty Zanotelli
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