20 gennaio 2021

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11.01.2021

SE IL CARNEFICE AFFILA LA FANTASIA

«Memorie di un boia che amava i fiori» è il nuovo volume di Nicola Lucchi, edito da Bakemono LabLe illustrazioni della pubblicazione sono firmate da Stefano  Bessoni
«Memorie di un boia che amava i fiori» è il nuovo volume di Nicola Lucchi, edito da Bakemono LabLe illustrazioni della pubblicazione sono firmate da Stefano Bessoni

Tagliare una testa, recidere il gambo di un fiore. Se tra il boia e il giardiniere si proietta l’imprevedibile coltre dell’immaginazione, gli opposti possono attrarsi fino a coincidere nel gioco letterario che assimila il sangue versato ai petali sfioriti di una rosa. EDITO da Bakemono Lab, «Memorie di un boia che amava i fiori» è il nuovo volume di Nicola Lucchi, arricchito dalle illustrazioni firmate da Stefano Bessoni e da un curioso saggio di Ivan Cenzi. Un immaginifico memoir nel quale a parlare è Charles-Henri Sanson, boia che appartiene alla storia della Francia a cavallo tra la monarchia e la rivoluzione francese, officiatore di oltre 3.000 esecuzioni. Figura anomala che la scrittura di Lucchi rende simbolo dei desideri infranti e, parallelamente, della necessità dell’immaginazione come via di fuga dalla realtà. «Mi chiamo Charles-Henri Sanson, sono nato a Parigi il 15 febbraio del 1739 e sono un boia. Un boia emofobico»: così inizia il suo racconto il boia che voleva essere un giardiniere, ma si ritrovò a decapitare Maria Antonietta, Luigi XVI e Robespierre. «Volevo scrivere un racconto che riflettesse sul potere dell'immaginazione, su come la realtà che ci circonda viene plasmata dalla nostra mente - racconta Lucchi -. Quando, nel Paradiso Peduto di John Milton, Lucifero precipita all'inferno, le sue parole non sono di sconfitta. Dice: "La mente è il proprio luogo, e può in sé fare un cielo dell'inferno, un inferno del cielo". È esattamente quello che capita al protagonista della mia storia: trasforma l’inferno personale e lo rende accettabile grazie alla potenza immaginativa». AD ARRICCHIRE il volume, pervaso da una scrittura essenziale e da un montaggio cinematografico, le illustrazioni firmate da Stefano Bessoni. «Gli ho parlato per la prima volta del progetto durante la Fiera dell'editoria di Bologna. Quando ha letto il testo si è offerto di illustrarmelo: per me è stato un onore, seguo da sempre i suoi lavori e lo reputo tra i più interessanti illustratori italiani. Stefano è riuscito a creare delle illustrazioni che dialogano in maniera armonica col testo, rispecchiando l'ironia di fondo che lo pervade». Tra le pagine dominate dal gioco letterario, una profondità inaspettata. «Da una parte si tratta di un omaggio al potere della fantasia, dall'altra è una riflessione sul tormentato rapporto coi nostri "padri", intesi non necessariamente in termini biologici. Di base c'è il male, che è un principio esplicativo. Ovvero, a detta di Bateson, un accordo convenzionale affinché a un certo punto si smetta di cercare di spiegare le cose. Nel mio testo, il male ha certamente a che fare con l'assenza di libertà. Che cosa è la libertà? Solo un altro principio esplicativo». IL BOIA di Lucchi diventa così un modo per guardare a un tema universale e parla a chi «affila la lama della propria fantasia». «La letteratura cattura il lettore imprigionandolo in universi paralleli. È come una droga molto potente, ma senza effetti collaterali, se non quello di farti riemergere boccheggiante alla squallida realtà che desideravi abbandonare, una volta che l'effetto è finito. Per questo i lettori più accaniti divorano libri senza sosta, per non finire nella peggiore delle crisi di astinenza». •

Stefano Malosso
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