23 maggio 2019

Cultura

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18.04.2019

SE LA VITA SI FA ARTE

Autoritratto di Bergomi (2016)Giuseppe Bergomi e Alma Tancredi: una famiglia d’artistiAlma Tancredi, tempera all’uovo su tela: «Piccolo momento n. 1...»«... Piccolo momento n. 2», nel 2013 (tela incollata su tavola)
Autoritratto di Bergomi (2016)Giuseppe Bergomi e Alma Tancredi: una famiglia d’artistiAlma Tancredi, tempera all’uovo su tela: «Piccolo momento n. 1...»«... Piccolo momento n. 2», nel 2013 (tela incollata su tavola)

La moglie che matura. Le figlie che crescono. Nipoti che nascono. «Non sono uno scultore autobiografico ma gran parte del mio lavoro sta riflesso nell’intimità. Scelgo modelli familiari per frequentazione quotidiana, affettività profonda, perché così condensa qualcosa che non sarebbe altrimenti definibile». E dirlo sotto un verde taglio di luce piovosa, tra grandi donne in piedi, piccole donne accosciate, femmine composte o slombate. Frammezzo lo scultore realista-figurativo Giuseppe Bergomi e la pittrice degli oggetti minimi Alma Tancredi, «Dialoghi intimi». Gherigli, edere, torcioni, mestoli, tazzine: quasi un die post deum in perenne affamamento ove la divinità scomparsa impregna utensili terreni, colazioni frazionate. (Questa la tela). Vigilmente osservate attraverso pupille vetrose, adagiate serene nel bronzo. (Questa la plasticità). LA MOGLIE e il marito, parlano. «È il testimonio di un’esperienza d’arte-vita, totalmente quotidiana, normale, senza provocazioni o guerre annunciate – spiega lui –. Dopo Felice Casorati e Daphne Maugham, Mario Mafai e Antonietta Raphäel, Félix Vallotton e Gabrielle Rodrigues… noi. Come sopravvissuti a una tradizione. Beh, facciamolo vedere, ci siamo detti. Alma posa per me (Posare è impegnativo! squilla la musa sotto la frangia a squadra), in maniera più o meno nutrita, da quarant’anni. Qui, io la ritraggo e lei raffigura una realtà nostra, attraverso gli oggetti di casa». Un cosmo privato depositato sopra accappatoi metallici, ingentiliti da patine tattili, sulle cappe di tovaglioli in tempera all’uovo. Il «Piccolo momento» tancrediano tace la mano che lo pre-dispone, quando Bergomi affonda nei corpi palmi e pollici, adorante. «LA PERSONA esercita una serie di stimoli complessissimi legati all’emotività – chiarisce lo scultore –, è il tramite per dar voce a ciò che sono e amo. Riformulare (in maniera ottica, plastica, sentimentale) la percezione di quella fisicità non è disgiungibile dall’interiorità. Vediamo con gli occhi e con il cuore, con istinto e intelligenza». Con sincerità. «Pure se la verità nell’arte è un insieme di piccole bugie. L’apparente naturalezza? Il risultato del massimo artifizio. Il verosimile è il mio campo, filtrato dalla cultura e dalla libertà di scegliere linee e spazialità finite entro una proposta infinita. Ex novo, al pari d’un Omero». LINGUAGGI silenti attorno a un letto, prima o dopo sparecchiate petits déjeuners (sur la table), raccontano il modo di farsi compagnia. «L’artista è solo da un cinquantennio – sfiata Giuseppe –. Venuto meno l’interesse nel codice di pittura-scultura, queste son diventate marginali, mute. Richiedono tempo e frequentazioni attente», ugualmente alla coppia; «la gente è… insicura», sospira Alma. Dunque lei gli porge il caffè in lucide tazzine, lui le ruba i volumi da sotto il maglione. La mostra di Giuseppe Bergomi e Alma Tancredi «Dialoghi intimi» si visita a Milano, alla galleria Federico Rui (sito Internet ufficiale www.federicorui.com), sino al 17 di maggio. •

Alessandra Tonizzo
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