18 febbraio 2020

Cultura

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12.02.2020

SEGRE, L’ANTIDOTO ALL’INDIFFERENZA

La senatrice a vita Liliana Segre e l’ex deputato Pippo Civati , sul palco della Latteria domenica alle 18.30Un dettaglio della copertina del volume al centro di «Sottovuoto. Libri, web e la cultura che avanza»
La senatrice a vita Liliana Segre e l’ex deputato Pippo Civati , sul palco della Latteria domenica alle 18.30Un dettaglio della copertina del volume al centro di «Sottovuoto. Libri, web e la cultura che avanza»

«Sottovuoto. Libri, web e la cultura che avanza» in Latteria Molloy per celebrare, domenica, il matrimonio fra storia e contemporaneità. In via Ducos 2/b arriverà Pippo Civati per trattare dalle 18.30 di «Liliana Segre e il mare nero dell’indifferenza». Con lui dialogherà Laura Castelletti (vicesindaco e assessore a Cultura, Creatività e Innovazione del Comune Brescia). Politico e saggista, deputato dal 2013 al 2018, Civati ha fondato una casa editrice, «People», per analizzare l’evoluzione di una società che sfugge agli schemi di un tempo. In questo cambiamento così difficile da inquadrare diventa «semplicemente fondamentale» la testimonianza di chi, come Liliana Segre, è sopravvissuta all’inferno del secolo scorso ed è qui per raccontarlo. Perché sapere aiuta a prevenire nuove esplosioni di follia. Oggi senatrice a vita, Segre è nata a Milano nel 1930 da una famiglia ebraica. Espulsa dalla scuola nel ’38, rinchiusa ad Auschwitz il 30 gennaio del 1944 appena tredicenne insieme al padre Alberto. Il suo genitore non ha resistito al lager. Dei 776 bambini deportati allora, lei è fra i soli 25 sopravvissuti. La sua lotta contro il razzismo, portata avanti con coraggio nonostante le minacce che hanno reso necessaria la scorta, è il miglior insegnamento possibile per la generazione dei suoi «nipoti ideali». «OLTRE A riportare la sua testimonianza, questo libro vuole illustrarne il significato - spiega Civati -. La questione dell’indifferenza, come la chiama Liliana Segre, è un nodo da sciogliere. Certi segnali, se sottovalutati, rischiano di trasformarsi in qualcosa di temibile». «NULLA TORNA, tutto muta: anche la morale, i valori». Sono parole di Sergio Lepri, 101 anni, ex direttore dell’Ansa. Quindi non c’è temere un ritorno del fascismo? è notizia di queste ore il Daspo per 8 tifosi del Verona che indossavano cappellini con Hitler stilizzato. «La storia cambia ogni giorno: ha ragione Lepri come l’aveva Eco, non c’è mai una riproposizione perfetta. Se così fosse, sarebbe più facile riconoscere il pericolo quando si materializza. Ci sono derive, ma non siamo ancora a un punto di non ritorno». Per andare avanti, andare oltre, «è fondamentale il ruolo di chi può ricordarci cos’è accaduto. Perché non accada più». Liliana Segre ha già annunciato che prossimamente ridurrà la frequenza dei suoi impegni: comprensibile, considerata l’ètà che ha. «Il suo impatto culturale ed emotivo non è riproducibile, ma starà alle istituzioni, alla politica, agli studiosi mantenere vivo il ricordo, continuare a raccontare. Dobbiamo essere ancora più presenti, più vigili. È una forma di responsabilità. La nostra azione dev’essere continua, non si esaurisce con un libro o una presentazione. L’Italia - sottolinea Civati - è moderata anche nella violenza, quindi si è sempre giustificata: il motto italiani brava gente è un modo di mettersi al riparo. Abbiamo un passato orrendo come tanti paesi europei, diamo una rilettura caricaturale della vicenda coloniale mentre razzismo e antisemitismo hanno prodotto discriminazioni. Il negazionismo è inaccettabile. Non parliamo di millenni fa, di assiri e di etruschi, ma di quello che è successo ai nostri nonni». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Gian Paolo Laffranchi
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