25 gennaio 2021

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30.11.2020

SERENA COAL, SOUL «MADE IN BRESCIA»

I Serena Coal: pubblicano «Bright», secondo capitolo di un percorso iniziato nel 2015 FOTO FABIANA ZANOLASerena Carbonini, la cantante dei Serena Coal FOTO FABIANA ZANOLA
I Serena Coal: pubblicano «Bright», secondo capitolo di un percorso iniziato nel 2015 FOTO FABIANA ZANOLASerena Carbonini, la cantante dei Serena Coal FOTO FABIANA ZANOLA

Parola d’ordine: groove. Funk, blues, colori r’n’b e sfumature jazz. Il neo soul made in Brescia si chiama Serena Coal, progetto nato 5 anni fa che adesso fa centro con il secondo disco in uscita domani, l’autoprodotto «Bright», seguito dell’ep del 2018 «Clowning time» targato Cockroach Int. Production. IL QUARTETTO è il frutto di un’intuizione di Giorgio Malzanini (chitarrista) e Serena Carbonini (cantante: dal suo cognome l’idea di Coal, carbone in inglese); insieme a loro, la sezione ritmica formata da Marco Tacchini (batteria) e Giovanni Sorlini (basso). Qua ci sono anima e ardore, sentimento e sonorità. Un mix potente anche (soprattutto?) grazie alla serie di concerti inanellata prim’ancora di incidere qualcosa insieme. Dopo il primo ep, le partecipazioni a Sofar Sound e Sanremo Rock e i primi concerti all'estero. Adesso «Bright», che nasce nello studio di Marco Temponi ed è masterizzato da Walter Buonanno. Soul e funk, Aretha Franklin e Michael Kiwanuka, Bette Davis e Alabama Shakes le coordinate che affiorano fin da «Cold hearted»: tiro poderoso, ruffianeria zero. «Alquemist» rallenta e rivela tutto l’amore per Stevie Wonder e Lauryn Hill, ma anche Amy Winehouse. Ma i Serena Coal non vogliono assomigliare a nessuno. Suadenti, mai banali. La voce calda e matura, intensa e avvolgente ma non implorante. Profondamente black, per attitudine e gusto. La tracklist ha ancora un senso (evviva!), nel loro mondo, perché il saliscendi prosegue con «I saw you shine», sorta di blues uptempo che risveglierebbe un morto. «Jumping in trousers» gioca con lo spazio fra stop and go, a piccoli balzi. Le variazioni sul tema sono una costante e conducono sovente in terreni ai confini col jazz (e oltre). «KARMA SOUL» pulsa di rock and roll, ha la forza trainante di un singolo (il video è stato affidato a Michele Barcaro) e promette scintille dal vivo, quando a suonare live si potrà finalmente tornare. Come i Blondie alle prese col funk. «Bright», la title-track, winehouseggia più che mai. Ed è un complimento grande, perché tanta classe non è da tutti. A mettere il punto arriva «Like», chiarendo definitivamente cosa sono i Serena Coal. Spina dorsale acustica, corpo elettrico. La sfida di queste canzoni è raccontare la quotidianità azzerando le distanze, con un approccio introspettivo, il coraggio di raccontarsi e illuminare il non-detto senza parlarsi addosso, con l’asciuttezza e l’incisività che soltanto i rintocchi di uno spirito funk riescono a dare. Con quella nitidezza di fondo che ha portato in alto nelle classifiche fenomeni come Jamiroquai e adesso mantiene vivo e scalciante un genere che non sarà di massa come qualche tempo, ma non può che conservare un pubblico fedele e appassionato. Il neo soul come il vinile: non morirà mai perché punta sulla qualità. Qualcosa che non passa mai di moda. •

Gian Paolo Laffranchi
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